Dàghe de nervus!

Due anni fa avevamo scritto di una nuova bella scoperta in ambito falesie in zona lecco/como (Falesia del Leves). Ritorniamo oggi sul medesimo argomento dopo essere stati in un nuovo (per noi) spottone d’arrampicata a due passi dal meno recente “Muro del Butch” sempre lì a Ballabio, ma poco più avanti.

Prime vie del settore sinistro

Riassunto delle puntate precedenti: in zona Lecco ormai sembra essere via via più scarsa la roccia vergine di ottima qualità su cui mettere le mani, quella già esistente è straunta, iperaffollata, superdüra per noi mediocri, oppure vivaddio è a più di 30 minuti di avvicinamento dall’auto.

Altre volte la falesia fa decisamente schifo.

Tutte queste combinazioni spesso ci hanno fatto muovere verso Est all’esplorazione di altri lidi che, a ben vedere, offrono una qualità della roccia che è come il tiramisù: ne vorresti in porzioni servite col badile.

E’ invece piacevole essere smentiti ogni tanto, quindi dopo la visita al bel muro del Butch, di recente attrezzatura ma già molto conosciuto per la frescura che offre in estate, arriviamo anche a vedere questa “Ballabiot” che secondo noi godrà di ampio consenso tra i climbers soprattutto per la rapidità con cui si raggiunge.

La mano (o le mani) dei faticanti che hanno fatto l’encomiabile lavoro sembrano le stesse che si sono prodigate al muro del Butch, e il dialetto di provenienza pure: brianzoli? Fatto sta che tutti i nomi dei tiri sono una sorta di firma.

Trenta e più metri di bella continuità

L’arrampicata su tutti i tiri è esigente, con gran continuità di avambracci e frequenti begli allunghi a cercare le migliori tacche … che spesso non ci sono!

Oppure le listerelle non si vedono e speriamo al Ballabiot restino a lungo nascoste; perchè mi rivolgo anche a te, climber fortissimo sul nuovo tiro con prese rosse HRT: hai rotto il cazzo quando segni le tacche con il bollo di magnesite perchè al terzo giro la skatola kranica ancora non ti memorizza dove vanno messi piedi. Almeno, in discesa, a fine dei tentativi le levi con lo spazzolino perchè dopo ti te ci sarebbe anche qualcuno che gli gasa passeggiare dove tu ragli e senza avere segnati i numerini a indicare la sequenza dei movimenti, t’è capìi ???

Se non riesci a capirlo, sei solo un balabiott.

Abbiamo contato una trentina di tiri la maggior parte dai 25 ai 35 metri, a cui si aggiungono sull’estremo margine destro tre tiri di una 15ina di metri (a dire il vero un po’ scarsini sia per la dubbia qualità della roccia sia per i gesti motori che offrono, nemmeno utili come riscaldo; magari come ultimo tiro di sgrasso a fine giornata, come ben spiegano i loro nomi).

I primi cinque e lunghi tiri del lato sinistro restano in ombra anche in estate fino a tardo pomeriggio (Nord-Ovest) e già per i nostri standard avremmo fatto giornata qui. 

Opinioni nostre: “Ul giargiana” (6b) – “Ul bauscia” (6b+) – “Sta schisc” (6c) – “Lavada e sugada” (6b?) – “Ven fora” (6b?)

Tutti gli altri tiri cambiano orientamento e ricevono sole in estate a partire dalle 13 circa. Scorriamo quindi verso 3/4 tiri sul grado N.L. poi in sequenza a decrescere (sembra fatto apposta) 7c+ / 7b+ / 7b / 7a+ e ancora: “Dam a tra” (7a) – “Fa bala l’oeucc” (6c+) – “Carlo cudega” (6b).

Infine il settore destro, ugualmente bello e di più recente attrezzatura, dove si trovano 5 tiri tra 6c e 7a+, poi un tiro 6b (non ricordo il nome), altri tiri non meglio quantificati e per finire i tre tiri di circa 15 metri, appunto, mediocri e molto ripuliti: “Tirem innanz” (6a) – “Mei un piuttost” (5c) – “Piuttost de nient” (5b).

Casco alla base comunque consigliabile, in alto c’è una cengia da dove potrebbe staccarsi qualcosa e la roccia è di nuova pulitura: andate e rimuovete i sassetti qua e là sui tiri, qualcosa vi cederà di certo sotto i polpastrelli.

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