Il tesoretto tra i pitoti

Recentissimi studi archeo-antropologici condotti sulle assai particolari e antiche incisioni di figure umane stilizzate (i “pitoti”, in dialetto camuno) hanno rivelato che alcune di queste rappresentazioni, contrariamente al significato attribuito finora, non evocano riti danzanti alla divinità del disco solare bensì una meno nobile forma di attività ludica: l’arrampicata su roccia.

pitoti

E non disponendo degli orpelli di cui fanno uso i climbers del XXI secolo c’è da scommettere che il passatempo di scalare le pareti (beninteso: prima di inciderle per lasciare testimonianza del passaggio) fosse tutto “clean” o se vogliamo dirla un po’ retrò, free climbing. Tutto questo con buona pace dell’anima di Preuss, succedeva già quasi ottomila anni fa tra il neolitico e l’età del ferro, mica cazzi …

L’aspetto ancor più interessante della scoperta è però il fatto che questa attività preistorica sembra venisse praticata in gruppo, una sorta di condivisione delle emozioni che col tempo è andata via via perdendosi arrivando fino ai nostri giorni in forme talvolta così individualiste dal rasentare l’onanismo (anche sul primitivismo di questa pratica ci sarebbe da spendere più di due parole di interpretazione).

A distanza di quasi quindici anni dalla prima volta in cui portai i miei piedi gommati sulle rocce di Rogno, sono ritornato alla scoperta della Valcamonica ma solo affacciandomi alla finestra e ascoltando/ catturando voci e indizi dalle persone “del posto”. Mesi fa abbiamo così trovato Volpilandia a Costa Volpino, e quella più estiva a Ceratello.

Ma le voci parlavano di ben altre e ben più ampie scoperte, di luoghi già noti e ripresi, risistemati e ampliati mentre altri riportati alla luce dopo millenni di oblio da quando i primi camuni ci misero le mani sopra. Due di questi tesori sono a Cimbergo e Paspardo.

Quadro_insieme

Falesia di Cimbergo (schizzo 1)

Li andiamo a cercare durante la caldazza agostana, spinti dal miraggio che l’ombra di cui si sentiva parlare su Cimbergo fosse equivalente a frescura, in realtà la quota relativamente bassa e le temperature tropicali di questo 2015 la rendono più simile a una pentola wok per la cottura in umido. Cimbergo: mai avrei creduto di trovare lo stile di arrampicata ossolana a pochi passi dal calcare del lago d’Iseo, su verrucano sempre verticale lavorato nelle più svariate maniere e il tutto entro un bosco che offre anche un gran numero di massi per il boulder a pochi passi dalle falesie.

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Prove d’incastro

Dal blocco, al micro-tiro con passaggio esplosivo fino alla galoppata di resistenza su lieve strapiombo: falesia bella, bella e tre volte bella. Su qualche tiro c’è pure l’eventualità di voler guantarsi le mani.

Falesia di Cimbergo (schizzo 2)

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Paspardo invece, che dire… di gran lunga più piccola e meno appariscente gode però di una migliore posizione e favorevole alla frescura data dal torrente sottostante che crea una rumorosa cascata e venti freschi che soffiano incanalandosi nella forra. Non di rado (dicono) anche nei mesi estivi è necessario avere un micropile quando si sta alla base. Parcheggio auto sull’ampio marciapiede prima del ponte, avvicinamento 50 metri in piano, tiri verticali con qualche spiombo lunghi anche 30m, un braciere per le salamelle anche se a poca distanza nel paese c’è un ben noto ristoro che garantisce per il fine giornata.

Falesia di Paspardo

Se volete riscoprire anche voi la primitiva usanza dell’arrampicata in comunità potete farlo partecipando al VI raduno dei pitoti il 19-20 settembre scoprendo da soli tutti i gioielli che il posto nasconde.

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Collaudo degli avambronzi: sample rejected

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Molossi

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"La potenza è nulla senza controllo"

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