El Condor pasa, ancora!

Copertina libro (da ebay)

Dicembre 2017: sguazzando su internet in cerca di generiche ispirazioni, mi trovo a leggere la Bacheca Virtuale di LarioClimb. Sorpresa! Il settore Baiedo dell’omonima Rocca è stato ripulito: ma come, una zona nuova alla Rocca? Mi concentro un attimo… via Baiedo… Don Agostino… Condor… altro che zona nuova! Il vecchio rivisitato – o per dirla alla moderna – vintage!

Per i Millennials e i pre-Millennials (i nati negli anni’90 e oltre, per intenderci) questi nomi diranno ben poco, a parte il nome Condor che rimane a battezzare le omonime Placca e Pala, sempre in zona Chiusa della Valsassina. Ma se invece leggessero: Solitudine, Tuono, Anabasi, Condorpass, Frecce Perdute, … forse una scintilla potrebbe accendersi.

Sul finire degli anni ’70 sono nate alcune delle vie più belle del lecchese grazie al talento esplorativo del nostro don Agostino (di cognome Butturini) che, caricatosi di corde e chiodi, guidò all’avventura una pattuglia (molto numerosa!) di adolescenti e pre-adolescenti alla scoperta di loro stessi e lasciando dietro di sé decine di tiri di corda di cui migliaia di arrampicatori godranno negli anni successivi.

Quello che oggi appare del tutto logico (lo sfruttamento alpinistico delle pareti più accessibili anche se di “fondovalle”) allora era una vera rivoluzione.

Ecco la testimonianza di un vero Condor, Pietro Corti, riportata su LarioClimb a proposito della Rocca e dei Condor:

La Rocca è stata terreno di caccia per il Gruppo Condor Lecco del Don Agostino Butturini, che nel 1974 propose ad una banda di monelli di 11/12 anni di iniziare ad arrampicare… Nel 1978 apre la prima via alla Rocca, la “Solitudine”. In realtà, quel giorno il gruppo era numeroso e rumoroso, ma piuttosto distratto, tanto che il povero Don si ritrovo’ tutto d’un tratto in bilico su piccole rugosità, mentre la squadra ammassata un bel po’ di metri sotto in sosta (quanti ragazzini riuscivano a comprimersi in un terrazzino ?), nascosta alla vista da cespugli e alberelli, faceva di tutto meno che stare all’occhio…. Da li’ il grande senso di solitudine.

“Il Don” scalava bene, aveva ripetuto praticamente tutte le classiche della Grigna e della Medale, con qualche bella puntata nel Masino (e poi in Val di Mello, dopo aver comprato le Super Gratton) e in Dolomiti, sempre da primo. Tra le altre, la Steger al Catinaccio e la Cassin alla Cima Ovest di Lavaredo, quest’ultima con due ragazzi appena diciottenni. Ma la sua vera aspirazione era l’esplorazione di terreni nuovi, possibilmente a poca distanza dall’auto… Quindi aveva messo gli occhi, e subito dopo mani e piedi, sulle strutture ancora vergini, a parte un paio di linee incomplete sul Sasso di Introbio, intorno al Ponte di Chiuso.

Momenti indimenticabili (per me, ma senz’altro per tutti noi) sulle rocce del Sasso di Introbio, Pala Condor, Pilastrini, Placca Condor e Rocca, con quattro o cinque puntate al soprastante Angelone per aprire le prime vie, lottando come vichinghi tra fitti boschetti di noccioli e carpini, e splendide placche bianche. Tante vie, tanti volti ….. l’Antonio Peccati Briciola, il Sergio Piazza, il Silvio Micio Amici, il Giuseppe Ciusse Bonfanti, il Sergio Ciske Bonfanti, il Marco Mela Corti, il Giovanni Dell’Era, il Paolo Pol Galli, il Danilo Pernici, quello della “striscia Dan” alla Placca Condor (e mio compagno in apertura sulla Via del Tuono alla Rocca… 30 anni in due, e mezza giornata per il secondo tiro salito a comando alternato: cioè 3 metri per uno). E tanti altri.

(per gentile concessione dell’autore e del sito LarioClimb)

Per saperne di più leggetevi La storia dei Condor di Lecco, scritto proprio da Pietro Corti (edito dal Collegio Volta di Lecco).

LA relazione della Via Baiedo e’disponibile a questo link

Copertina libro (da ebay)

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Don Agostino quando George Clooney non era ancora arrivato (dal sito eliaballoni_myportfolio_com)

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Don Agostino nel 2015 (da lecco_notizie)

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Fede sul tiro 2

Fede sul secondo tiro

Le scritte in vernice alla Rocca (da gognablog)

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