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	<title>Mazzo</title>
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	<description>La storia e le esperienze di un gruppo di inguaribili innamorati della montagna</description>
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		<title>City of Rocks</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mazzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Sep 2022 19:19:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arrampicata]]></category>
		<category><![CDATA[U.S.A.]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.ilgiardinetto47.it/city-of-rocks/">City of Rocks</a> proviene da <a href="https://www.ilgiardinetto47.it">ilgiardinetto47</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p>In principio furono fenomeni metamorfici a spingere in superficie duomi di granito plutonico. Si parla di 30 milioni di anni fa, quando l&#8217;eruzione di un megavulcano procuro&#8217; materiale grezzo per l&#8217;attività scultorea degli agenti atmosferici. In realtà questo non fu proprio il principio, perché il granito fine di quella che oggi e&#8217; nota come &#8220;inner city&#8221; si e&#8217; ricavato una via di uscita attraverso formazioni rocciose granitiche a grana più grossa pre-esistenti, oggi chiamato &#8220;Green Creek Complex&#8221;, che costituiscono la cintura più esterna della &#8220;city&#8221;. I dettagli geologici potrebbero in effetti sembrare roba da nerdoni, tuttavia chiunque sia passato per il City of Rocks State Park &#8211; scalatore o meno &#8211; non avrà potuto fare a meno di domandarsi attraverso quali processi l&#8217;attuale morfologia, cosi&#8217; splendidamente climber-friendly, di sia formata. Non esistono risposte scientificamente provate a questa domanda: qualcuno pensa che l&#8217;erosione di alcune aree della roccia abbia concentrato ferro in altre adiacenti, rendendole più resistenti a successive erosioni oltreché di colore rossastro (la &#8220;patina&#8221;), altri sostengono invece che le aree resistenti abbiano beneficiato di trattamenti chimici di origine batterica. Fatto sta che la variegata conformazione della roccia permette la pratica di una ampia gamma di stili di arrampicata.</p>
<p>Poi &#8211; molto poi &#8211; ci furono le tribù di nativi americani, Shoshone e Bannok, a caccia del bufalo.</p>
<p>Poi &#8211; poco poi &#8211; ci furono gli emigranti, partiti dal Missouri alla ricerca della terra (in Oregon) o dell&#8217;oro (in California) promessi che giungevano alla City, al tempo ancora formalmente territorio messicano, dopo un&#8217;odissea lunga diversi mesi e migliaia di chilometri di sentieri sconnessi e polverosi, spesso avendo affrontato malattie e aggressioni. City of Rocks allora rappresentava per i pionieri piegati dalla fatica una sorta di oasi relativa, luogo dove ritemprare il corpo e ravvivare la speranza del &#8220;sogno americano&#8221; finalmente (quasi) a portata. Si parla della seconda meta&#8217; del 1800.</p>
<p>Poi &#8211; appena poi &#8211; ci furono i &#8220;modern&#8221; climbers, che iniziarono a dare un nuovo impulso ad un&#8217;area quasi desertica, se si esclude qualche sporadico insediamento dedito ad allevamento e agricoltura. Questi stani personaggi, che scalano i duomi rocciosi a mani nude seppure servendosi di corda e sistemi di protezione, rimasero nel semi-anonimato fino agli anni &#8217;80, quando l&#8217;arrampicata divento&#8217; uno sport relativamente diffuso e City of Rocks guadagno&#8217; grande popolarità in ambito nazionale. Durante questi anni anche la City fu teatro della guerra civile tra i profeti del &#8220;Leave No Trace&#8221; e i nuovi  &#8220;Sport Climbers&#8221;, che diede origine all&#8217;etica dell&#8217;arrampicata, la quale prendeva forme di &#8220;fair play&#8221; che variavano dalla totale assenza di protezioni fisse, all&#8217;etica chiodatura dal basso, oppure al &#8220;penalty runout&#8221; dopo aver piazzato un chiodo (atto che rimaneva in qualche modo moralmente discutibile). A partire dagli anni 2000 la diatriba trad-vs-sport si e&#8217; pian piano esaurita e i nuovi apritori sono oggi più concentrati a sviluppare vie che possano essere ripetute da altri in relativa sicurezza, piuttosto che impegnati a lasciare un testamento delle proprie temerarie imprese.</p>
<p>Oggi il City of Rocks State park e&#8217; un popolare &#8220;recreational area&#8221;, intesa termine che gli Americani hanno recuperato dal significato originale: non momento di pausa da attivita&#8217; routinarie magari anche un po&#8217; pallosette, bensi&#8217; tempo e luogo dove &#8220;rigenerarsi&#8221; nel corpo e nello spirito. Non solo attraverso l&#8217;arrampicata (che comunque rimate l&#8217;attrattiva principale) ma anche attraverso MTB, Hiking, Camping.</p>

		</div>
	</div>

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			<p><span style="text-decoration: underline; font-size: 14pt;"><strong>Risorse di rete:</strong></span></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nps.gov/ciro/index.htm" target="_blank" rel="noopener noreferrer">City of Rocks National Reserve</a></li>
<li><a href="https://www.mountainproject.com/area/105739322/city-of-rocks" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Climbing at the City &#8211; Mountain Project</a></li>
</ul>

		</div>
	</div>
<div class="vc_separator wpb_content_element vc_separator_align_center vc_sep_width_100 vc_sep_pos_align_center vc_separator_no_text vc_sep_color_grey wpb_content_element  wpb_content_element" ><span class="vc_sep_holder vc_sep_holder_l"><span class="vc_sep_line"></span></span><span class="vc_sep_holder vc_sep_holder_r"><span class="vc_sep_line"></span></span>
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			<h3><span style="color: #0000ff;">Upper City</span></h3>
<p>Insieme di strutture nella zona più&#8217; elevata della City (~2000m altitudine), dove non e&#8217; raro trovare neve ad aprile. Gli Upper Bread Loaves sono le pareti proprio sotto il parcheggio. Segnaliamo</p>
<ul>
<li>Upper Bread Loaves &#8211; Love Handles (5.8, sport): placca delicata dal finale ripido</li>
<li>Build for comfort (5.10a, sport): placca lavorata di dita</li>
<li>Bloody Fingers Area &#8211; Bloody Fingers (5.10a, trad): popolare fessura ad incastro di mani</li>
<li>Bloody Fingers Corridor &#8211; Intruding Dike (5.7, trad): fessura tagliata al laser, più impegnativa di quello che il grado lascia immaginare</li>
</ul>

		</div>
	</div>
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			<a href="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2022/05/Uppper-Bread-Loaves-right_r.jpg" target="_blank" class="vc_single_image-wrapper vc_box_shadow  vc_box_border_grey"><img decoding="async" class="vc_single_image-img " src="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2022/05/Uppper-Bread-Loaves-right_r-200x200.jpg" width="200" height="200" alt="Upper Bread Loaves right" title="Upper Bread Loaves right" loading="lazy" /></a>
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			<a href="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2022/05/Bloody-Fingers-Corridor_r.jpg" target="_blank" class="vc_single_image-wrapper vc_box_rounded  vc_box_border_grey"><img decoding="async" class="vc_single_image-img " src="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2022/05/Bloody-Fingers-Corridor_r-200x200.jpg" width="200" height="200" alt="Bloody Fingers Corridor" title="Bloody Fingers Corridor" loading="lazy" /></a>
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			<h3><span style="color: #0000ff;">Parking Lot Rock area</span></h3>
<p>Costituito da una dozzina di strutture tra l&#8217;Upper City e Bath Rock, con arrampicate per tutti i gusti e le difficolta&#8217;. Segnaliamo</p>
<ul>
<li>Parking Lot Rock &#8211; Delay of Game (5.8, sport): 70m di placca compatta lungo un evidente spigolo</li>
<li>Parking Lot Rock &#8211; Batwings (5.8, trad): classicissima trad lungo una fantastica fessura di mano</li>
<li>Animal Cracker &#8211; Animal Cracker (5.10a, trad): una delle più&#8217; gettonate flake della City</li>
<li>Morning Glory Spire &#8211; Skyline (5.8, trad): esposissima  e verticale scalata sullo spigolo nord della guglia</li>
<li>The Anteater &#8211; Scream Cheese (5.9, sport): classica sportiva su roccia splendidamente erosa</li>
</ul>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-4"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<a href="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2022/04/Parking-Lot-Delay-of-Game-line_resc.jpeg" target="_blank" class="vc_single_image-wrapper vc_box_rounded  vc_box_border_grey"><img decoding="async" class="vc_single_image-img " src="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2022/04/Parking-Lot-Delay-of-Game-line_resc-200x200.jpeg" width="200" height="200" alt="Parking Lot - Delay of Game line_resc" title="Parking Lot - Delay of Game line_resc" loading="lazy" /></a>
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	<div class="wpb_text_column wpb_content_element" >
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			<h3><span style="color: #0000ff;">Bath Rock area</span></h3>
<p>Da molti considerato il City Center, questa prominente struttura di trova a fianco di uno dei campground più&#8217; popolari e a due minuti a piedi dal parcheggio. Parete est appoggiata, tiri facili ma nessuna protezione o sosta. Parete Ovest con roccia meravigliosamente tipica e tiri più impegnativi sia sport che trad. Segnaliamo:</p>
<ul>
<li>Bath Rock W &#8211; Rollercoaster (5.8, sport): placca abbastanza compatta su classica patina della City. Divertente tiro di riscaldo</li>
<li>Bath Rock W &#8211; Private Idaho (5.9, trad): fessura con strapiombo iniziale, poi più&#8217; facile fino alla sosta.</li>
<li>Bath Rock W &#8211; Colossus (5.10c, sport): splendidamente lavorata</li>
</ul>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-4"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<a href="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2022/01/Bath_Rock-Rollercoaster_resch.jpg" target="_blank" class="vc_single_image-wrapper vc_box_shadow  vc_box_border_grey"><img decoding="async" class="vc_single_image-img " src="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2022/01/Bath_Rock-Rollercoaster_resch-200x200.jpg" width="200" height="200" alt="Bath_Rock - West face" title="Bath_Rock - West face" loading="lazy" /></a>
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			<a href="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2022/01/Bath_Rock-Private-Idaho_resch.jpg" target="_blank" class="vc_single_image-wrapper vc_box_shadow  vc_box_border_grey"><img decoding="async" class="vc_single_image-img " src="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2022/01/Bath_Rock-Private-Idaho_resch-200x200.jpg" width="200" height="200" alt="Bath Rock - Private Idaho" title="Bath Rock - Private Idaho" loading="lazy" /></a>
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	<div class="wpb_text_column wpb_content_element" >
		<div class="wpb_wrapper">
			<h3><span style="color: #0000ff;">Elephant Rock area</span></h3>
<p>Elephant Rock e&#8217; una delle strutture più&#8217; imponenti e riconoscibili. Avvicinamento zero. Include tra i migliori tiri in fessura e scaglia &#8220;low grade&#8221; di tutta la City. A breve distanza a piedi interessante anche il Gallstone, con tiri su placca di ottima roccia lavorata, per tutti i palati (da 5.7 a 5.12c). Da non perdere:</p>
<ul>
<li>Elephant Rock &#8211; Columbian crack (5.7, trad): partenza delicata in camino creato da un masso staccato alla base, poi fessura con macro-cristalli per i piedi.</li>
<li>Elephant Rock &#8211; Rye Crisp (5.8, trad): La scaglia più&#8217; gettonata della City!</li>
<li>Elephant Rock &#8211; Wheat Thin (5.7, trad): Fantastica roccia con arrampicata varia. Parte bassa in fessura piuttosto appoggiata e parte alta in placca delicata</li>
<li>The Gallstone &#8211; Conceptual Reality (5.9, mixed): fessura trad che conduce ad una delicata placca spitatta</li>
</ul>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-4"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<a href="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2022/01/Elephant-Rock-Rye-Crisp_rescaled.jpeg" target="_blank" class="vc_single_image-wrapper vc_box_shadow  vc_box_border_grey"><img decoding="async" class="vc_single_image-img " src="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2022/01/Elephant-Rock-Rye-Crisp_rescaled-200x200.jpeg" width="200" height="200" alt="Elephant Rock - Rye Crisp" title="Elephant Rock - Rye Crisp" loading="lazy" /></a>
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			<a href="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2022/01/Elephant-Rock-Columbia-Crack_rescaled.jpeg" target="_blank" class="vc_single_image-wrapper vc_box_shadow  vc_box_border_grey"><img decoding="async" class="vc_single_image-img " src="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2022/01/Elephant-Rock-Columbia-Crack_rescaled-200x200.jpeg" width="200" height="200" alt="Elephant Rock - Columbian Crack" title="Elephant Rock - Columbian Crack" loading="lazy" /></a>
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			<a href="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2022/01/The-Gallsone-Conceptual-Reality_rescaled.jpeg" target="_blank" class="vc_single_image-wrapper vc_box_shadow  vc_box_border_grey"><img decoding="async" class="vc_single_image-img " src="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2022/01/The-Gallsone-Conceptual-Reality_rescaled-200x200.jpeg" width="200" height="200" alt="The Gallsone - Conceptual Reality" title="The Gallsone - Conceptual Reality" loading="lazy" /></a>
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		<div class="wpb_wrapper">
			<h3><span style="color: #0000ff;">North Creek</span></h3>
<p>Area relativamente remota, al margine nord-est della City, che richiede un tantino di avvicinamento. E&#8217; dominata dallo Steinfell&#8217;s Dome, la struttura più imponente della City che deve il suo nome allo Steinfell&#8217;s climbing club of Utah, pionieri dell&#8217;arrampicata alla City. Diversamente dalla maggior parte delle strutture dell&#8217;area, la roccia di questa zona e&#8217; gratino a grana grossa con grosse intrusioni cristalline. Segnaliamo:</p>
<ul>
<li>Steinfell&#8217;s Dome &#8211; Sinocranuim (5.8, sport, 6 pitches): una delle multi-pitch più gettonate della City, con fantastico quanto tiro, verticale su cristalloni.</li>
<li>Jackson&#8217;s Thumb &#8211; Theatre of Shadows (5.7, sport, 4 pitches): Ideale introduzione al multi-pitch</li>
</ul>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-4"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<a href="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2022/01/North-Creek.jpg" target="_blank" class="vc_single_image-wrapper vc_box_shadow  vc_box_border_grey"><img decoding="async" class="vc_single_image-img " src="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2022/01/North-Creek-200x200.jpg" width="200" height="200" alt="North Creek" title="North Creek" loading="lazy" /></a>
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			<h3><span style="color: #0000ff;">Castle Rock</span></h3>
<p>A 15 minuti di auto dalla City troviamo il Castle Rock State Park, un&#8217;interessantissima integrazione alla gia&#8217; ricca offerta dell&#8217;area principale.  Tra gli altri segnaliamo:</p>
<ul>
<li>Castle Rock East &#8211; Poster Chicken (5.9, mixed): tiro vario, con ancora la scarna chiodatura originale</li>
<li>Castle Rock South &#8211; Big Time (5.7, sport, 4 pitches): Un&#8217;ottima entry-level per una via multi-pitch. Placca da non sottovalutare</li>
<li>Castle Rock SouthWest &#8211; Red Rib (5.10a, sport): Lunghissimo tiro (60m) su fantastica roccia rossa. Calata raccomandata su lato Sud</li>
<li>Hostess Gully &#8211; Twinkie (5.10c, mixed, 3 pitches): fissuring e placca su roccia super</li>
<li>Hostess Gully &#8211; Between Heaven and Earth (5.9, sport): lungo tiro su placca lavorata</li>
</ul>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div>
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		<title>Ettore Castiglioni, lo Scalatore e il Partigiano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mazzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Sep 2021 02:46:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arrampicata]]></category>
		<category><![CDATA[Varie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.ilgiardinetto47.it/ettore-castiglioni-lo-scalatore-e-il-partigiano/">Ettore Castiglioni, lo Scalatore e il Partigiano</a> proviene da <a href="https://www.ilgiardinetto47.it">ilgiardinetto47</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p>Scorrendo l&#8217;elenco delle vie salite dai &#8220;giardinieri&#8221; realizzo che non ce n&#8217;e&#8217; neanche una di Ettore Castiglioni. Evidentemente siamo (ancora) troppo scarsi per aver osato affrontare qualcuna delle molte e celebri vie che Castiglioni ha disseminato lungo l&#8217;arco alpino, tra le quali la Sud della Marmolada (1000m, VI, con Vinatzer), la Sud-Est della Pala Canali (800m, VI, con il fidato Detassis) o ancora la Nord del Pizzo Badile (750m, V, con Bramani). Tutta roba aperta negli anni trenta, con l&#8217;attrezzatura degli anni trenta, ma in grado di ingaggiare ancora oggi alpinisti di livello. Tanto per riassumere in poche righe quanto Castiglioni fosse forte come alpinista.</p>
<p>Ma perché, qualcuno si chiederà, dedicare un post alla figura di Ettore Castiglioni, di cui nessuno di noi ha scalato neanche una via?</p>
<p>Perché siamo stati contattati dal professor Paolo Vita &#8211; viaggiatore, docente di Scienze Umane, amante della cultura e della libertà e residente a Ruffre&#8217;-Mendola, Val di Non, terra natale del grande scalatore &#8211; impegnato a tenere viva la memoria del Castiglioni &#8220;privato&#8221;: scrittore e intellettuale, partigiano, Giusto dell&#8217;Umanità e più in generale lottatore per la Libertà.</p>
<p>Tra le varie iniziative del prof. Vita, che includono anche la mostra itinerante di una targa commemorativa nei luoghi significativi della vita di Castiglioni, abbiamo il piacere di condividere il video seguente, che in sintesi ricorda l&#8217;importanza della Memoria e della lotta per la propria Libertà, di cui Ettore Castiglioni e&#8217; tutt&#8217;ora testimone vivo.</p>

		</div>
	</div>
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	<div class="wpb_text_column wpb_content_element" >
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			<p>Qualche risorsa sull&#8217;interessante figura di Ettore Castiglioni:</p>
<ul>
<li><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ettore_Castiglioni" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Wikipedia</a></li>
<li><a href="https://www.saliinvetta.com/culture-e-tradizioni/2926-ettore-castiglioni-signore-dell-alpinismo" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Ettore Castiglioni, Signore dell&#8217;Alpinismo</a></li>
<li><a href="https://www.rainews.it/tgr/trento/video/2019/08/tnt-ettore-castiglioni-alpinismo-giusto-nazioni-dolomiti-6db401ab-7a29-4b94-9481-47c9f0f11e39.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">RAInews</a></li>
</ul>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><!-- /wp:post-content --></div><p>L'articolo <a href="https://www.ilgiardinetto47.it/ettore-castiglioni-lo-scalatore-e-il-partigiano/">Ettore Castiglioni, lo Scalatore e il Partigiano</a> proviene da <a href="https://www.ilgiardinetto47.it">ilgiardinetto47</a>.</p>
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		<title>Passi e Pensieri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mazzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Aug 2017 02:38:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scialpinismo]]></category>
		<category><![CDATA[U.S.A.]]></category>
		<category><![CDATA[backcountry]]></category>
		<category><![CDATA[Oregon]]></category>
		<category><![CDATA[ski]]></category>
		<category><![CDATA[snow]]></category>
		<category><![CDATA[Three Sisters]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.ilgiardinetto47.it/passi-e-pensieri/">Passi e Pensieri</a> proviene da <a href="https://www.ilgiardinetto47.it">ilgiardinetto47</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p>Questa volta non mi sono fatto fregare dalle strade chiuse, anche grazie al fatto che la rete internet viene usata in modo efficace dalle agenzie americane per comunicare con gli utenti. Il piano iniziale di investire il tradizionale weekend lungo del Memorial Day (fine maggio) per l&#8217;alpinismo è quindi tramontato un paio di settimane prima. D&#8217;altra parte la motivazione a scalare con gli sci uno dei magnifici vulcani che disegnano il Cascade Range è rimasta intatta, ragion per cui un paio di settimane dopo, mi sono ritrovato in macchina con Sara (convinta non so come) in direzione Bend, Oregon sulla US-20 attraverso l&#8217;high desert dell&#8217;Oregon centrale.</p>
<p>L&#8217;anno 2017 è stato un anno di grazia dal punto di vista nivologico, almeno nel NorthWest. I bollettini hanno fatto registrare precipitazioni nevose con non si vedevano da decenni, il che ha permesso di protrarre la stagione sciistica fino a giugno inoltrato e <span style="text-decoration: underline;">mi</span> ha permesso di realizzare la salita dell&#8217;ultima spiaggia il 10. Tra le molteplici possibilità disponibili nella zona di Bend, la più popolare è sicuramente la salita alla vetta del South Sister, la più meridionale delle tre cime che costituiscono il gruppo delle Three Sisters, protagoniste assolute dell&#8217;omonima wilderness area.</p>
<p>Sebbene la salita opponga un dislivello assolutamente ragionevole (∼1500m), la lunghezza del percorso di quasi 18 Km a/r, richiede un certo tempo per essere colmata, e certamente senza il weekend lungo a disposizione diventa ancora più complicato. Ho deciso quindi di portare una tendina e dividere l&#8217;itinerario in due, aggiungendo un pernottamento al fresco e rinunciando alle vivaci comodità della vicina Bend.</p>
<p>Partenza in un caldo (nonostante l&#8217;altitudine) e affollato (nonostante l&#8217;isolamento) sabato pomeriggio dal magnifico Devil&#8217;s lake e poi su per il sentiero molto battuto anche d&#8217;estate fino a raggiungere il plateau del Moraine lake, un vasto pianoro che divide in due la salita. Le temperature dell&#8217;ultimo paio di settimane hanno decisamente lavorato la neve rendendola &#8220;patchy&#8221; e &#8220;mashy&#8221; (si imparano un sacco di parole nuove andando in giro con gli sci) e costringendomi a portare a spalla gli sci per un buon venti minuti, ma della quantità/qualità della neve non ci si è proprio potuti lamentare.</p>
<p>Una volta giunto alla meta intermedia ho montato la mia tendina, scavandomi una nicchia nella neve, e ho preparato la mia cena di zuppa in busta bollita nella neve. Alle ore 8pm ero pronto per la nanna, peccato che di questa stagione c&#8217;è luce fino alle 10:30. E così ho speso del tempo in solitudine, come non mi capitava da tempo senza poter fare altro che pensare.</p>
<p>E così ho pensato a mia moglie Sara, rimasta a Bend a causa dello stato di gravidanza avanzata: sono sicuro che questo tipo di avventura le sarebbe piaciuto molto, e forse le è pesato non essere qui con me. Ho pensato a mia figlia che sta per nascere, e alla speranza di poter un giorno condividere con lei momenti come questi. Ho pensato che la tecnologia è veramente utile in questi casi: non so come me la sarei cavata senza un GPS tracker. Ho anche notato che il cellulare prendeva ottimamente, meglio che in certe aree nei dintorni di Boise, e ho pensato che in fondo mi trovavo in un area di &#8220;wilderness relativa&#8221;. Certo, di fronte ad un leone di montagna il cellulare serve a poco, ma in qualche modo ti fa sentire un po&#8217; meglio assicurato. Ho contemplato la bellezza che mi circondava e pensato che è una fortuna aver avuto la possibilità di ammirarla. Ho pensato alla salita del giorno dopo, con un filo di ansia, a causa dello scarso allenamento. Ad un certo punto, sentendo un po&#8217; di puzza di bruciato provenire dal mio cervello, ho capito che era ora di ritirarsi nel bozzolo.</p>
<p>Il giorno dopo, in una bellissima giornata di sole e non senza fatica ho iniziato a risalire in magnifici pendii di della South Sister, fino alla cima, dalla quale è possibile ammirare le vicine vette del Cascade Range: Mid e North Sister, Mount Bachelor, Broken Top, Mount Jefferson, ed altre più in lontananza. Naturalmente vista la popolarità dell&#8217;itinerario, ho avuto il piacere di conoscere altri scialpinisti, con un paio dei quali ho condiviso la discesa fino al mio campo. A proposito, discesa veramente divertente, su pendii ideali e senza necessità di ravano, se non in un paio di occasioni.</p>
<p>Ritorno a l Devil&#8217;s Lake verso mezzogiorno, con Sara ad attendermi per tornare a Bend per un breve pranzo, e poi spararsi le 5 ore di viaggio di ritorno a Boise. E io che mi lamentavo della Val d&#8217;Aosta&#8230;</p>

		</div>
	</div>
<div class="vc_separator wpb_content_element vc_separator_align_center vc_sep_width_100 vc_sep_pos_align_center vc_separator_no_text vc_sep_color_grey wpb_content_element  wpb_content_element" ><span class="vc_sep_holder vc_sep_holder_l"><span class="vc_sep_line"></span></span><span class="vc_sep_holder vc_sep_holder_r"><span class="vc_sep_line"></span></span>
</div>
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element" >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p>Una relazione dettagliata della salita è disponibile a questo <a href="https://www.ilgiardinetto47.it/sommario-sci-alpinismo/south-sister/" target="_blank" rel="noopener">Link</a></p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-4"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<a href="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/1.-Approaching-Cascade-range-from-US-20.jpg" target="_blank" class="vc_single_image-wrapper vc_box_rounded  vc_box_border_grey"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="300" height="200" src="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/1.-Approaching-Cascade-range-from-US-20-300x200.jpg" class="vc_single_image-img attachment-medium" alt="Approaching Cascade range from US-20" title="1. Approaching Cascade range from US-20 - South Sister" srcset="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/1.-Approaching-Cascade-range-from-US-20-300x200.jpg 300w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/1.-Approaching-Cascade-range-from-US-20-768x512.jpg 768w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/1.-Approaching-Cascade-range-from-US-20-200x133.jpg 200w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/1.-Approaching-Cascade-range-from-US-20.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>
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	</div>

	<div class="wpb_text_column wpb_content_element" >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p><span style="font-size: 10pt;">Sulla US-20 verso Bend. I vulcani del Cascade range interrompono la monotonia dell&#8217;orizzonte all&#8217;imporvviso</span></p>

		</div>
	</div>
</div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-4"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<a href="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/2.-Approaching-Trailhead-on-Cascade-Lakes-Hwy.jpg" target="_blank" class="vc_single_image-wrapper vc_box_rounded  vc_box_border_grey"><img decoding="async" width="300" height="200" src="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/2.-Approaching-Trailhead-on-Cascade-Lakes-Hwy-300x200.jpg" class="vc_single_image-img attachment-medium" alt="Approaching Trailhead on Cascade Lakes Hwy" title="2. Approaching Trailhead on Cascade Lakes Hwy - South Sister" srcset="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/2.-Approaching-Trailhead-on-Cascade-Lakes-Hwy-300x200.jpg 300w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/2.-Approaching-Trailhead-on-Cascade-Lakes-Hwy-768x512.jpg 768w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/2.-Approaching-Trailhead-on-Cascade-Lakes-Hwy-200x133.jpg 200w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/2.-Approaching-Trailhead-on-Cascade-Lakes-Hwy.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>
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	</div>

	<div class="wpb_text_column wpb_content_element" >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p><span style="font-size: 10pt;">Sulla Cascade Lake Scenic Byway verso il Devil&#8217;s Lake</span></p>

		</div>
	</div>
</div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-4"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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	</div>

	<div class="wpb_text_column wpb_content_element" >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p><span style="font-size: 10pt;">Al trailhead, ponto a partire. E&#8217; pur sempre il 10 giugno e il primo tratto andrà percorso sci in spalla&#8230;</span></p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-4"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<a href="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/4.-Dinner-in-the-wilderness.jpg" target="_blank" class="vc_single_image-wrapper vc_box_rounded  vc_box_border_grey"><img loading="lazy" decoding="async" width="300" height="200" src="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/4.-Dinner-in-the-wilderness-300x200.jpg" class="vc_single_image-img attachment-medium" alt="Dinner in the wilderness" title="4. Dinner in the wilderness - South Sister" srcset="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/4.-Dinner-in-the-wilderness-300x200.jpg 300w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/4.-Dinner-in-the-wilderness-768x512.jpg 768w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/4.-Dinner-in-the-wilderness-200x133.jpg 200w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/4.-Dinner-in-the-wilderness.jpg 900w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>
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	<div class="wpb_text_column wpb_content_element" >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p><span style="font-size: 10pt;">Cena gourmet al campo&#8230;</span></p>

		</div>
	</div>
</div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-4"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<a href="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/5.-Real-italian-food.jpg" target="_blank" class="vc_single_image-wrapper vc_box_rounded  vc_box_border_grey"><img decoding="async" class="vc_single_image-img " src="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/5.-Real-italian-food-300x200.jpg" width="300" height="200" alt="Real italian dinner" title="5. Real italian dinner - South Sister" loading="lazy" /></a>
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	</div>

	<div class="wpb_text_column wpb_content_element" >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p><span style="font-size: 10pt;">&#8230;con ribollita toscana in busta direttamente dal Gigante di Villasanta.</span></p>

		</div>
	</div>
</div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-4"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<a href="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/6.-Broken-Top-at-sunset.jpg" target="_blank" class="vc_single_image-wrapper vc_box_rounded  vc_box_border_grey"><img loading="lazy" decoding="async" width="300" height="200" src="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/6.-Broken-Top-at-sunset-300x200.jpg" class="vc_single_image-img attachment-medium" alt="Broken Top at sunset" title="6. Broken Top at sunset - South Sister" srcset="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/6.-Broken-Top-at-sunset-300x200.jpg 300w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/6.-Broken-Top-at-sunset-768x512.jpg 768w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/6.-Broken-Top-at-sunset-200x133.jpg 200w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/6.-Broken-Top-at-sunset.jpg 900w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>
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	<div class="wpb_text_column wpb_content_element" >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p><span style="font-size: 10pt;">Broken Top al tramonto. Una delle molteplici possibilità di salita nell&#8217;area di Bend</span></p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-4"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<a href="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/7.-Room-with-great-view-1024x680.jpg" target="_blank" class="vc_single_image-wrapper vc_box_rounded  vc_box_border_grey"><img loading="lazy" decoding="async" width="300" height="199" src="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/7.-Room-with-great-view-300x199.jpg" class="vc_single_image-img attachment-medium" alt="A room with view" title="7. A room with view - South Sister" srcset="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/7.-Room-with-great-view-300x199.jpg 300w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/7.-Room-with-great-view-768x510.jpg 768w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/7.-Room-with-great-view-1024x680.jpg 1024w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/7.-Room-with-great-view-200x133.jpg 200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>
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	<div class="wpb_text_column wpb_content_element" >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p><span style="font-size: 10pt;">Camera con vista nella Three Sisters Wilderness</span></p>

		</div>
	</div>
</div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-4"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<a href="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/8.-Dawn-at-the-camp.jpg" target="_blank" class="vc_single_image-wrapper vc_box_rounded  vc_box_border_grey"><img loading="lazy" decoding="async" width="300" height="200" src="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/8.-Dawn-at-the-camp-300x200.jpg" class="vc_single_image-img attachment-medium" alt="Dawn at the camp" title="8. Dawn at the camp - South Sister" srcset="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/8.-Dawn-at-the-camp-300x200.jpg 300w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/8.-Dawn-at-the-camp-768x512.jpg 768w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/8.-Dawn-at-the-camp-200x133.jpg 200w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/8.-Dawn-at-the-camp.jpg 900w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>
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	</div>

	<div class="wpb_text_column wpb_content_element" >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p><span style="font-size: 10pt;">Alba sul campo attrezzato nell&#8217;ampio altipiano del Moraine Lake</span></p>

		</div>
	</div>
</div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-4"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<a href="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/9.-South-Sister-here-I-come.jpg" target="_blank" class="vc_single_image-wrapper vc_box_rounded  vc_box_border_grey"><img loading="lazy" decoding="async" width="300" height="199" src="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/9.-South-Sister-here-I-come-300x199.jpg" class="vc_single_image-img attachment-medium" alt="South Sister here I come!" title="9. South Sister here I come! - South Sister" srcset="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/9.-South-Sister-here-I-come-300x199.jpg 300w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/9.-South-Sister-here-I-come-768x510.jpg 768w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/9.-South-Sister-here-I-come-200x133.jpg 200w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/9.-South-Sister-here-I-come.jpg 900w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>
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	</div>

	<div class="wpb_text_column wpb_content_element" >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p><span style="font-size: 10pt;">La South Sister vista dal plateau del Moraine Lake. A questo punto il meno è fatto</span></p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-4"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<a href="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/10.-Slopes.jpg" target="_blank" class="vc_single_image-wrapper vc_box_rounded  vc_box_border_grey"><img loading="lazy" decoding="async" width="300" height="200" src="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/10.-Slopes-300x200.jpg" class="vc_single_image-img attachment-medium" alt="Slopes" title="10. Slopes - South Sister" srcset="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/10.-Slopes-300x200.jpg 300w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/10.-Slopes-768x512.jpg 768w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/10.-Slopes-200x133.jpg 200w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/10.-Slopes.jpg 900w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>
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	</div>

	<div class="wpb_text_column wpb_content_element" >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p><span style="font-size: 10pt;">Lungo i pendii non ripidi ma si più duri dal sole battente non sono solo</span></p>

		</div>
	</div>
</div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-4"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<a href="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/11.-Last-steps.jpg" target="_blank" class="vc_single_image-wrapper vc_box_rounded  vc_box_border_grey"><img loading="lazy" decoding="async" width="300" height="200" src="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/11.-Last-steps-300x200.jpg" class="vc_single_image-img attachment-medium" alt="Last steps" title="11. Last steps - South Sister" srcset="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/11.-Last-steps-300x200.jpg 300w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/11.-Last-steps-768x512.jpg 768w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/11.-Last-steps-200x133.jpg 200w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/11.-Last-steps.jpg 900w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>
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	</div>

	<div class="wpb_text_column wpb_content_element" >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p><span style="font-size: 10pt;">Sul pianoro poco prima della vetta ormai in vista, spingendo gli ultimi passi</span></p>

		</div>
	</div>
</div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-4"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<a href="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/12.-From-the-top.jpg" target="_blank" class="vc_single_image-wrapper vc_box_rounded  vc_box_border_grey"><img decoding="async" class="vc_single_image-img " src="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/12.-From-the-top-300x200.jpg" width="300" height="200" alt="At the top" title="12. At the top - South Sister" loading="lazy" /></a>
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	</div>

	<div class="wpb_text_column wpb_content_element" >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p><span style="font-size: 10pt;">Finalmente in vetta&#8230;. ma si fa sempre più fatica!</span></p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-4"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<a href="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/13.-Upper-slopes.jpg" target="_blank" class="vc_single_image-wrapper vc_box_rounded  vc_box_border_grey"><img loading="lazy" decoding="async" width="300" height="200" src="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/13.-Upper-slopes-300x200.jpg" class="vc_single_image-img attachment-medium" alt="Upper slopes" title="13. Upper slopes - South Sister" srcset="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/13.-Upper-slopes-300x200.jpg 300w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/13.-Upper-slopes-768x512.jpg 768w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/13.-Upper-slopes-200x133.jpg 200w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/13.-Upper-slopes.jpg 900w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>
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	</div>

	<div class="wpb_text_column wpb_content_element" >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p><span style="font-size: 10pt;">Discesa sui pendii superiori. Neve non immacolata, ma comunque buona considerando la stagione</span></p>

		</div>
	</div>
</div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-4"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<a href="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/14.-Icebergs-dalra-quota.jpg" target="_blank" class="vc_single_image-wrapper vc_box_rounded  vc_box_border_grey"><img loading="lazy" decoding="async" width="300" height="200" src="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/14.-Icebergs-dalra-quota-300x200.jpg" class="vc_single_image-img attachment-medium" alt="High elevation Icebergs" title="14. High elevation Icebergs - South Sister" srcset="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/14.-Icebergs-dalra-quota-300x200.jpg 300w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/14.-Icebergs-dalra-quota-768x512.jpg 768w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/14.-Icebergs-dalra-quota-200x133.jpg 200w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/14.-Icebergs-dalra-quota.jpg 900w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>
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	</div>

	<div class="wpb_text_column wpb_content_element" >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p><span style="font-size: 10pt;">Spettacolare vista sul sofferente ghiacciaio della South Sister</span></p>

		</div>
	</div>
</div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-4"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<a href="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/15.-Mount-Bachelor.jpg" target="_blank" class="vc_single_image-wrapper vc_box_rounded  vc_box_border_grey"><img loading="lazy" decoding="async" width="300" height="200" src="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/15.-Mount-Bachelor-300x200.jpg" class="vc_single_image-img attachment-medium" alt="Mount Bachelor" title="15. Mount Bachelor - South Sister" srcset="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/15.-Mount-Bachelor-300x200.jpg 300w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/15.-Mount-Bachelor-768x512.jpg 768w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/15.-Mount-Bachelor-200x133.jpg 200w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2017/07/15.-Mount-Bachelor.jpg 900w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>
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	</div>

	<div class="wpb_text_column wpb_content_element" >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p><span style="font-size: 10pt;">In contemplazione del Mount Bachelor, con i miei due improvvisati compagni di discesa</span></p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div>
</div><p>L'articolo <a href="https://www.ilgiardinetto47.it/passi-e-pensieri/">Passi e Pensieri</a> proviene da <a href="https://www.ilgiardinetto47.it">ilgiardinetto47</a>.</p>
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		<title>Skiing into the wild</title>
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					<comments>https://www.ilgiardinetto47.it/skiing-into-the-wild/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mazzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Dec 2016 05:38:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scialpinismo]]></category>
		<category><![CDATA[U.S.A.]]></category>
		<category><![CDATA[backcountry]]></category>
		<category><![CDATA[Idaho]]></category>
		<category><![CDATA[ski]]></category>
		<category><![CDATA[snow]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.ilgiardinetto47.it/skiing-into-the-wild/">Skiing into the wild</a> proviene da <a href="https://www.ilgiardinetto47.it">ilgiardinetto47</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element" >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p>Lo stato dell&#8217;Idaho ha una superficie grossomodo comparabile a quella della penisola italiana (isole escluse), ma la densità demografica è di meno di 8 ab/km<sup>2</sup> contro i più di 200 dell&#8217;Italia. La stragrande maggioranza del milione e 600mila abitanti dell&#8217;Idaho risiede nella fertile e relativamente pianeggiante area del tortuoso bacino dello Snake River. Per differenza si può bene immaginare come la stragrande maggioranza del territorio sia occupato da quello che gli americani chiamano &#8220;wilderness&#8221;. Le terre selvagge.</p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-3"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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	</div>
</div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-9"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element" >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p>Queste immense aree disabitate si dividono sostanzialmente in due: quella desertica a sud e quella montuosa a nord dello Snake River. Le montagne a nord sono di fatto una sorta di propaggine della catena principale delle ben note Rocky Mountains, che corrono in direzione Nord-Sud &#8220;qualche chilometro&#8221; più a est. Esse sono solcate da molti impetuosi fiumi che ne disegnano l&#8217;orografia, ma da ben poche strade, il che rende di fatto molto limitato il numero di salite percorribili in giornata.</p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element" >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p><a href="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2016/12/1.-Harmless-Wildlife.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-3131" src="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2016/12/1.-Harmless-Wildlife-300x200.jpg" alt="harmless wildlife" width="270" height="180" srcset="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2016/12/1.-Harmless-Wildlife-300x200.jpg 300w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2016/12/1.-Harmless-Wildlife-768x512.jpg 768w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2016/12/1.-Harmless-Wildlife-200x133.jpg 200w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2016/12/1.-Harmless-Wildlife.jpg 900w" sizes="auto, (max-width: 270px) 100vw, 270px" /></a>In attesa di prendere confidenza con l&#8217;ambiente e organizzare spedizioni into the real wild, eccoci qui con il prode Paolo Tessariol, in visita di cortesia, a salire una delle classicissime skialp idahesi, il Copper Mountain. La suà popolarità è spiegata da una semplice caratteristica: si parcheggia a lato della statale 21, un paio di ore di macchina da Boise e si parte sci ai piedi.<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-3132" src="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2016/12/2.-Starting-plateau-200x300.jpg" alt="2-starting-plateau" width="180" height="270" srcset="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2016/12/2.-Starting-plateau-200x300.jpg 200w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2016/12/2.-Starting-plateau.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 180px) 100vw, 180px" /> Il viaggio in macchina è di fatto parte dell&#8217;avventura, con la strada che attraversa paesaggi solitari popolati dalla tipica wildlife (renne di varie specie e dimensioni, orsi, leoni di montagna, ecc.) e costeggia ripide pareti cariche di neve instabile. Naturalmente il &#8220;parcheggio&#8221;, porzione di lato strada liberato dalle mura di neve, è posto non proprio all&#8217;inizio della salita e costringe ad affrontare un tratto pianeggiante, fortunatamente sci ai piedi. In compenso la salita è veramente godibile, con pendii uniformemente inclinati, inizialmente nel bosco rado di pini Ponderosa e poi in un&#8217;ampia radura sino alla vetta.</p>
<p><a href="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2016/12/3.-First-slopes.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-3133" src="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2016/12/3.-First-slopes-300x200.jpg" alt="3-first-slopes" width="270" height="180" srcset="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2016/12/3.-First-slopes-300x200.jpg 300w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2016/12/3.-First-slopes-768x512.jpg 768w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2016/12/3.-First-slopes-200x133.jpg 200w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2016/12/3.-First-slopes.jpg 900w" sizes="auto, (max-width: 270px) 100vw, 270px" /></a>In realtà a causa del forte vento che spazzava la vetta, gli ultimi metri, decisamente più pendenti, sono stati piuttosto difficoltosi, così come anche le operazioni di &#8220;spellamento&#8221;. In compenso la vista che ci si è offerta di fronte è di prima qualità: sconfinata distesa di montagne innevate che di estendono in ogni direzione a perdita d&#8217;occhio. <a href="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2016/12/5.-Idaho-wilderness.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-3135" src="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2016/12/5.-Idaho-wilderness-300x200.jpg" alt="5-idaho-wilderness" width="270" height="180" srcset="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2016/12/5.-Idaho-wilderness-300x200.jpg 300w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2016/12/5.-Idaho-wilderness-768x512.jpg 768w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2016/12/5.-Idaho-wilderness-200x133.jpg 200w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2016/12/5.-Idaho-wilderness.jpg 900w" sizes="auto, (max-width: 270px) 100vw, 270px" /></a></p>
<p>La discesa della parte superiore, grazie alla neve ancora polverosa, è stata puro godimento, tant&#8217;è che dopo qualche centinaio di metri di discesa, abbiamo deciso di ripellare e riguadagnare il terreno perduto. La seconda discesa ci ha riportato nel bosco, dove puntualmente abbiamo perso la traccia di salita e anziché seguire la dorsale ci siamo ritrovati troppo presto nel creek, dove ci è toccato ravanare non poco. In effetti l&#8217;orientamento è uno dei problemi da non sottovalutare tra queste montagne: ritrovare la strada persa potrebbe essere più complicato che trovare un buon ristorante italiano a Boise.</p>
<p><a href="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2016/12/7.-Amazing-snow.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-3137" src="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2016/12/7.-Amazing-snow-200x300.jpg" alt="amazing snow" width="180" height="270" srcset="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2016/12/7.-Amazing-snow-200x300.jpg 200w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2016/12/7.-Amazing-snow.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 180px) 100vw, 180px" /></a>Alla fine tutto bene, compreso il tuffo rigeneratore nelle calde acque di una delle molte sorgenti termali della zona! Cosa volere di più? Forse una polentina&#8230;</p>

		</div>
	</div>
<div class="vc_separator wpb_content_element vc_separator_align_center vc_sep_width_100 vc_sep_pos_align_center vc_separator_no_text vc_sep_color_grey wpb_content_element  wpb_content_element" ><span class="vc_sep_holder vc_sep_holder_l"><span class="vc_sep_line"></span></span><span class="vc_sep_holder vc_sep_holder_r"><span class="vc_sep_line"></span></span>
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	<div class="wpb_text_column wpb_content_element" >
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			<p>Una relazione dettagliata della salita è disponibile a questo <a href="https://www.ilgiardinetto47.it/sommario-sci-alpinismo/copper-mountain/" target="_blank" rel="noopener">Link</a></p>

		</div>
	</div>
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</div><p>L'articolo <a href="https://www.ilgiardinetto47.it/skiing-into-the-wild/">Skiing into the wild</a> proviene da <a href="https://www.ilgiardinetto47.it">ilgiardinetto47</a>.</p>
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		<title>Cinque cose</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mazzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Jul 2016 21:44:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alpinismo]]></category>
		<category><![CDATA[U.S.A.]]></category>
		<category><![CDATA[mount Hood]]></category>
		<category><![CDATA[Oregon]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.ilgiardinetto47.it/cinque-cose/">Cinque cose</a> proviene da <a href="https://www.ilgiardinetto47.it">ilgiardinetto47</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p>Cinque cose.</p>
<p><em>La prima cosa è l&#8217;ispirazione.</em></p>
<p>Ci sono montagne che le vedi e ti rapiscono. Il mount Hood è una di queste. Mi ha rapito un anno prima, dalla strada a valle, comparendo improvvisamente che ti viene quasi da frenare per non sbatterci contro. Mi ha rapito per la sua imponenza di montagna solitaria, come solo i vulcani sanno essere.</p>

		</div>
	</div>
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			<p><em>La prima cosa è l&#8217;ispirazione, la seconda è un&#8217;ambizione.</em></p>
<p>Il mount Hood definisce inequivocabilmente l&#8217;orizzonte della città di Portland, Oregon. I locals amano dire che il mt Hood è la seconda montagna più scalata al mondo dopo il monte Fuji. Non so bene con quali criteri lo abbiano stabilito, e mi chiedo anche in che posizione pongano il Resegone, ma ho capito che agli americani questo tipo di classificazioni piacciono molto. Nonostante ciò non è affatto facile reperire buone relazioni delle sue molteplici salite in rete. In particolare è decisamente arduo trovare relazioni sulle salite che non siano la normale o che abbiano qualche difficoltà alpinistica. Prima di iniziare ad affrontare queste prime difficoltà avevo convinto Sara ad evitare la via normale, lato sud, con partenza a fianco di un resort sciistico e un superhotel, magari in coda alla processione che serpeggia lungo la Hogsback. Non fosse mai! La mia ambizione di pseudo-alpinista mi ha spinto verso il più selvaggio lato nord lungo la linea di salita chiamata Cooper spur.</p>

		</div>
	</div>
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			<p><em>La prima cosa è l&#8217;ispirazione, la seconda è un&#8217;ambizione. La terza è quello che non ti aspetti.</em></p>
<p>L&#8217;imprevisto è il boccone amaro che ogni frequentatore della montagna, specie se alpinista, sa di dovere ingoiare prima o poi. Quello più comune è quando hai pianificato di farcela e invece non ce la fai. Nel nostro caso si è trattato di una strada chiusa. Così. Semplice. Nel nostro piano c&#8217;era di giungere al campground a quota 1750m in macchina, salire altri 300m circa con tenda e materiale per il pernottamento fino allo &#8220;stone storm shelter&#8221; (un bivacco in pietra posto poco prima dell&#8217;inizio della morena) per poi raggiungere gli oltre 3400m della sommità il giorno dopo. Di fatto partenza a quota 1150m, salita fino al campground con tenda ecc, giorno dopo partenza ore 2:30am ritorno alla macchina ore 4:00pm, per un totale di quasi 2300m di dislivello e 35km di cammino. Speravamo meno.</p>

		</div>
	</div>
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			<p><em>La prima cosa è l&#8217;ispirazione, la seconda è un&#8217;ambizione, la terza è quello che non ti aspetti. La quarta è un&#8217;esperienza sempre nuova.</em></p>
<p>C&#8217;è sempre qualcosa di nuovo da imparare andando in montagna. Qualcosa da scoprire nonostante le ore passate a studiare mappe e relazioni. C&#8217;è quell&#8217;adrenalina che sale quando uno parte per un&#8217;avventura dall&#8217;esito incerto. Tutto questo rende la montagna un&#8217;esperienza sempre nuova e forse il motivo per cui non si perde mai la voglia di andarci, a prescindere dall&#8217;esperienza che si ha. Per Sara è stata un&#8217;esperienza nuova davvero, il battesimo dell&#8217;alpinismo. Nonostante non si possa dire che la via sia tecnicamente impegnativa, i pendii da 50 gradi, l&#8217;esposizione vertiginosa, la scarsa confidenza con ramponi e piccozza hanno messo a dura prova i suoi nervi. Da parte mia la vera novità è stata affrontare questo tipo di salita senza aver potuto spartire il fardello della responsabilità con un compagno esperto. E questo fatto un filo di ansia lo ha generato. Per fortuna il tutto si è risolto con qualche protesta da parte di Sara, ma niente di più.</p>

		</div>
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			<p><em>La prima cosa è l&#8217;ispirazione, la seconda è un&#8217;ambizione, la terza è quello che non ti aspetti, la quarta è un&#8217;esperienza sempre nuova. L&#8217;ultima è obbligatoria.</em></p>
<p>Abbiamo cercato la cima con una certa ostinazione. Anche quando ci siamo accorti che avremmo sforato i tempi che ci eravamo prefissati. Tutto sommato non c&#8217;era molto da rischiare, a parte l&#8217;innalzamento della temperatura che avrebbe reso un po&#8217; più instabile la neve e più probabile il distacco di qualche sasso nella zona dei &#8220;chimneys&#8221;. Naturalmente siamo felici di essere riusciti a raggiungere la vetta, ma ci siamo trovati ancora più felici quando siamo finalmente ritornati alla macchina. E&#8217; proprio vero quello che ci hanno ricordato alcuni ragazzi che abbiamo incrociato tornando a valle, citando Ed Viesturs, un alpinista americano molto popolare: &#8220;Getting to the top is optional. Getting down is mandatory&#8221;.</p>

		</div>
	</div>
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		<title>Sci su zucchero</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mazzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Mar 2016 05:31:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scialpinismo]]></category>
		<category><![CDATA[U.S.A.]]></category>
		<category><![CDATA[Idaho]]></category>
		<category><![CDATA[ski]]></category>
		<category><![CDATA[snow]]></category>
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			<p>Quando arrivai negli USA quasi un anno fa, all&#8217;aeroporto di Salt Lake City notai un cartellone di promozione turistica che recitava &#8220;Benvenuti sulle montagne con la neve più bella del mondo&#8221;. &#8220;Ecco!&#8221; ho pensato. &#8220;La solita megalomania degli americani&#8221;.<span id="more-2549"></span></p>
<p>Ho continuato a pensarlo per tutta la torrida estate successiva, ma non avevo collegato che il tratto distintivo del luogo è il clima MOLTO secco. Questa meravigliosa caratteristica, che in estate permette di vivere sereni anche a temperature che arrivano a 40 gradi, in inverno fa sì che la neve &#8211; incredibilmente abbondante &#8211; rimanga estremamente asciutta e quindi poco compatta e molto leggera.</p>
<p>Sospinti dalla voglia di provare la &#8220;powder&#8221; americana, io e Sara, con la partecipazione straordinaria di Michael, abbiamo raggiunto il punto più vicino a Boise dove poter fare scialpinismo: il passo di Mores creek. Questo punto dell Highway 21, che congiunge Boise a Stanley, raggiunge quota 1860m (ma sarebbe meglio dire 6120 feet) ed è il punto di partenza per diversi itinerari scialpinistici che hanno come meta le sommità circostanti. Le più popolari di queste sono il Pilot peak e il Freeman peak che si raggiungono risalendo i pendii a ovest della  21.</p>
<p><strong><em>Pilot peak</em></strong> salito in una giornata di sole magnifico ma molto fredda. Ad Idaho city il termometro faceva segnare -2°F (circa -19°C). Per la prima volta entravo in contatto con i temutissimi &#8220;sottozero&#8221; americani. Per fortuna però salendo di quota la temperatura si è alzata un po&#8217;, grazie al fenomeno dell&#8217;inversione termica, evitandoci così i geloni a mani e piedi. L&#8217;itinerario, che pure offre scenari mozzafiato, non è l&#8217;ideale dal punto scialpinistico a causa della notevole quantità di pini Ponderosa (pini alti e slanciati, tipici della zona) e della presenza di qualche saliscendi che costringe, in discesa, ad una discreta quantità di ravano. Le poco romantiche antennone della vetta non ci hanno impedito però di godere dello splendido panorama che si estende sulle selvagge montane dell&#8217;Idaho. Discesa su neve freschissima e abbondante e soffice, in perfetto stile &#8220;powder&#8221;.</p>

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			<p><strong><em>Freeman peak</em></strong>, anzi &#8220;bogus&#8221; Freeman peak, affrontato in una giornataccia di nuvole basse che hanno reso problematico l&#8217;orientamento. La quantità di neve era talmente abbondante che siamo stati costretti ad aggirare la solita linea di salita a causa del muro di neve che si era formato a bordo strada. Seguiamo una delle tante creste che disegnano l&#8217;orografia delle montagne dell&#8217;Idaho e, seguendo la traccia raccolta a suo tempo dal Conca, arriviamo all&#8217;anticima del Freeman (da qui alla vetta un saliscendi poco godibile). In discesa ci accodiamo ad un gruppo di ragazzi americani che ci conducono su una dorsale esterna che ci permette di aggiungere la strada un chilometro abbondante da dove abbiamo lasciato la macchina!! E questo seppure avessimo una traccia da seguire&#8230; che somari! In compenso la discesa, più sciabile del Pilot, ci ha regalato una qualità di neve mai provata, leggerezza e consistenza simili a zucchero.</p>
<p>Come primo approccio allo scialpinismo in Idaho tutto sommato non male, ma&#8230; a questo punto le aspettative sono alte!</p>

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	<div class="wpb_text_column wpb_content_element" >
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			<p>Una relazione dettagliata della salita è disponibile a questo <a href="https://www.ilgiardinetto47.it/sommario-sci-alpinismo/pilot-peak/" target="_blank" rel="noopener">Link</a></p>

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		<title>Climbing in Boise area</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mazzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jul 2015 03:32:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arrampicata]]></category>
		<category><![CDATA[Falesia]]></category>
		<category><![CDATA[U.S.A.]]></category>
		<category><![CDATA[Boise]]></category>
		<category><![CDATA[climbing]]></category>
		<category><![CDATA[Idaho]]></category>
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			<p>Una domanda potrebbe nascere spontanea leggendo il titolo del post: cos&#8217;e&#8217; un Boise? Una montagna? un&#8217;area geografica? Magari una marca di autoradio (ma in questo caso cosa c&#8217;entrerebbe l&#8217;arrampicata?).</p>
<p>Invece trattasi di una cittadina americana di medie dimensioni (per i canoni USA) ma in realtà capitale del quasi ignoto stato dell&#8217;Idaho. Ma perché parlare dell&#8217;amena Boise in un post di montagna italiano? Molto semplice: perché ci vivo. Certamente l&#8217;Idaho non e&#8217; tra le mete più gettonate dal turismo di massa, ma in compenso Boise è un&#8217;area in grande espansione e chissà che qualcuno non si ritrovi a passare di qui presto o tardi &#8230; <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/16.0.1/72x72/1f642.png" alt="🙂" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p>Ma torniamo all&#8217;arrampicata. Nonostante la posizione ai piedi delle pre-montagne rocciose e una vocazione da sempre rivolta verso le attività outdoor, non si può dire che Boise sia esattamente un paradiso per climber. Altre attività come l&#8217;hiking, la mountain bike e gli sport fluviali sono certamente più popolari e perché riescono ad offrire le giuste soddisfazioni. Per quanto riguarda la scalata, ci sono alcune aree dove e&#8217; possibile praticare il bouldering, ma per gli appassionati di corda le possibilità si restingono abbastanza. Se si vuole rimanere nelle immediate vicinanze di Boise esiste la falesia di Black Cliff, mentre volendo spendere un po&#8217; di tempo (ma volendo limitarsi all&#8217;uscita in giornata) si riescono a raggiungere mete che (salute permettendo) cercherò di esplorare nei prossimi tempi, arricchendo di informazioni questo post. Esiste un&#8217;unica guida sul tema, &#8220;Boise climbs&#8221; attualmente out of order. </p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<h3><span style="color: #0000ff;">Black Cliff</span></h3>
<p>Black Cliff è LA falesia di Boise. Situata all&#8217;estremità est, proprio all&#8217;imbocco del Lucky Peak Recreation Area, questa lunghissima fascia rocciosa di basalto fa da ornamento al canyon che stringe il corso del Boise river. Dal punto di vista scenografico la falesia offre uno spettacolo naturale notevole, con la sua serie interminabile di colonne di basalto quasi perfettamente parallele, interrotte nella parte superiore da formazioni rocciose a blocchi più irregolari. L&#8217;impressione è che il raffreddamento graduale che ha determinato l&#8217;assestamento sottostante avesse accelerato improvvisamente causando l&#8217;interruzione istantanea del tentativo di auto-ordinamento della roccia lavica. La roccia, molto particolare, vista con occhio europeo, assomiglia ad un granito senza intrusioni, e per questo offre una sensazione di minor grip sotto le suole. Dal punto di vista arrampicatorio, una pecca salta subito all&#8217;occhio: la varietà della scalata è piuttosto ridotta, perlomeno nella parte colonnare, mentre la parte superiore offre una maggior gamma di movimenti, con sezioni strapiombanti o in placca. La parte inferiore offre una prevalente arrampicata in fessure più o meno larghe praticamente verticali e per questa ragione molte delle vie qui presenti non sono chiodate fatta eccezione per la catena di sosta ma percorribili in stile trad, tanto popolare qui in USA. Nota di demerito per le soste: quasi tutte attrezzate con due spit con catena, NON collegati tra loro da moschettone di calata! </p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="wpb_gallery wpb_content_element vc_clearfix wpb_content_element" ><div class="wpb_wrapper"><div class="wpb_gallery_slides wpb_image_grid" data-interval="3"><ul class="wpb_image_grid_ul"><li class="isotope-item"><a class="" href="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/08/Mid-Cliff_bolt-The-Puffer.jpg" data-lightbox="lightbox[rel-2378-3207439215]"><img decoding="async" class="" src="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/08/Mid-Cliff_bolt-The-Puffer-200x150.jpg" width="200" height="150" alt="Mid Cliff - The Puffer (5.9)" title="Boise - Mid Cliff_bolt - The Puffer" loading="lazy" /></a></li><li class="isotope-item"><a class="" href="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/08/Populace-Wall-White-wash.jpg" data-lightbox="lightbox[rel-2378-3207439215]"><img decoding="async" class="" src="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/08/Populace-Wall-White-wash-200x150.jpg" width="200" height="150" alt="Populace Wall - Paolo Tessariol su White wash (5.9)" title="Boise - Populace Wall - White wash" loading="lazy" /></a></li><li class="isotope-item"><a class="" href="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/08/Populace-Wall-Sweet-Adene.jpg" data-lightbox="lightbox[rel-2378-3207439215]"><img decoding="async" class="" src="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/08/Populace-Wall-Sweet-Adene-200x150.jpg" width="200" height="150" alt="Populace Wall - Sweet Adene (5.8)" title="Boise - Populace Wall - Sweet Adene" loading="lazy" /></a></li><li class="isotope-item"><a class="" href="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/08/Mid-Cliff_trad-Little-boots.jpg" data-lightbox="lightbox[rel-2378-3207439215]"><img decoding="async" class="" src="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/08/Mid-Cliff_trad-Little-boots-200x150.jpg" width="200" height="150" alt="Mid Cliff - Takashi Asaoka su Little boots (5.8 trad)" title="Boise - Mid Cliff_trad - Little boots" loading="lazy" /></a></li></ul></div></div></div></div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<h3><span style="color: #0000ff;">Mores Mountain</span></h3>
<p>Mores Mountain è una protrusione granitica che emerge dalle tondeggianti alture di Bogus Basin, nota località sciistica non lontano da Boise (per le distanze americane non lontano = 45 minuti. n.d.r.). Le vie sono single o double pitch su un ottimo granito a cristalli simile a quello dell&#8217;alta Val Masino. Purtroppo si possono contare in tutto una ventina di tiri distribuiti sulle due strutture dell&#8217;area, denominate &#8220;Roadside Rock&#8221; e &#8220;Pincer&#8221;. Arrampicata prevalente di placca, tutte ben chiodate, ma non mancano linee in fessura o in camino. Tutto sommato una buona alternativa per una mezza giornata. </p>

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			<h3><span style="color: #0000ff;">Needles and Pins</span></h3>
<p>I Pins e i Needles sono anch&#8217;essi speroni di granito affioranti dalla sommità di colline boscose nel cuore della Boise National Forest. Certamente non si può dire che siano dietro l&#8217;angolo (2h30&#8243; da Boise), ma d&#8217;altra parte la strada che segue inizialmente il corso del Payette River verso nord e successivamente le strade bianche che si inerpicano nella foresta del Gold Fork river sono di per sé una parte interessante dell&#8217;uscita. Noi ci siamo limitati a scalare al Terrapin, la struttura che offre più possibilità. Mezz&#8217;ora di cammino dalla macchina (se si trova immediatamente il sentiero corretto tra i molti presenti) si giunge alla meta. La qualità della roccia è piuttosto eterogenea: molto sporca e poco compatta nel settore centrale, mentre ottima e incredibilmente lavorata sulla Franklin tower.</p>
<p>Una mini-guida della zona è stata disponibile in qui <a href="http://www.gravitysportsidaho.com/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/guidebook.pdf" target="_blank">Gold Fork climb guide</a> </p>

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		<title>La scala del cielo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mazzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jul 2015 18:11:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alpinismo]]></category>
		<category><![CDATA[Bernina]]></category>
		<category><![CDATA[Biancograt]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci sono alcuni elementi che contribuiscono più di altri a circondare di auree leggendarie certi luoghi. Uno di questi è l&#8217;essere stato teatro di qualche grande impresa: il Siula Grande sarebbe rimasto solo una delle tante belle montagne delle Ande, se Joe Simpson non fosse riuscito a sopravvivergli. Un altro è il nome: oltre a rivelare [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ci sono alcuni elementi che contribuiscono più di altri a circondare di auree leggendarie certi luoghi. Uno di questi è l&#8217;essere stato teatro di qualche grande impresa: il Siula Grande sarebbe rimasto solo una delle tante belle montagne delle Ande, se Joe Simpson non fosse riuscito a sopravvivergli. Un altro è il nome: oltre a rivelare una grande ricchezza di storia e cultura, ci sono toponimi talmente evocativi da lasciare impresso un inconscio desiderio avvicinarli, di capirli e viverli. Quest&#8217;ultimo è sicuramente il caso (almeno per quanto mi riguarda) della cresta nord del Piz Bernina, lato svizzero, più nota come Biancograt o Crast&#8217; Alva (la cresta bianca), oppure Himmelsgrat (la cresta del cielo). In italiano, lingua della poesia per antonomasia, questa è diventata la <em>Scala del Cielo</em>. <span id="more-1637"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Avvicinarsi all&#8217;alpinismo ha siginficato per me il tentativo di acquisire le risorse tecniche, mentali e fisiche per cercare salire più in alto possibile, avvicinarmi al cielo, ma facendolo con le mie forze, magari mettendole alla prova attraverso percorsi impegnativi. La via Biancograt del Piz Bernina ha incarnato, più di altre salite, questo desiderio, fino a quando il desiderio è diventato progetto e il progetto realtà.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad inizio estate 2011 io e Fede, con una scarsissima esperienza di scalate su terreno misto, maturata quasi tutta sulla cresta Ongania dello zucco di Pesciola, classica salita delle prealpi lecchesi, lanciamo l&#8217;idea-Biancograt al Giardinetto. Il Prina, declina suo malgrado causa matrimonio (non suo, ma comunque irrinunciabile) mentre Liuk e il Gilla si uniscono alla spedizione: ne esce un quartetto temibilissimo a scopone scientifico ma tutto da verificare in campo di alpinismo classico. Ciononostante decidiamo di gettare il cuore oltre l&#8217;ostacolo e individuiamo un weekend a cavallo tra giugno e luglio che, secondo le nostre previsioni, dovrà garantire condizioni di innevamento e temperatura ancora buone. Una volta tanto il meteo ci è amico e cosi&#8217; venerdì mattina, dopo un rapido controllo del materiale, partiamo con tutta calma da Monza alla volta di Pontresina. La giornata è calda e assolata e anche quando valichiamo il passo del Maloja, l&#8217;atmosfera tra di noi è di allegra eccitazione quasi si trattasse di una spensierata gita nella placida valle cara a Segantini.</p>
<p><a href="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/1.-Biancograt-Val-Roseg.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class=" alignleft wp-image-1987" src="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/1.-Biancograt-Val-Roseg-300x225.jpg" alt="Val Roseg" width="240" height="180" srcset="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/1.-Biancograt-Val-Roseg-300x225.jpg 300w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/1.-Biancograt-Val-Roseg-1024x768.jpg 1024w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/1.-Biancograt-Val-Roseg-200x150.jpg 200w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/1.-Biancograt-Val-Roseg.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 240px) 100vw, 240px" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Giunti a Pontresina, raccogliamo zaini e materiale vario e subito dimostriamo di che pasta siamo fatti, evitando di percorerre a piedi la bella e pianeggiante, benché lunga, Val Roseg preferendo un comodo passaggio in calesse che ci lascia comunque tempo e modo di abbandonarci alla sua tranquilla e confortante bellezza, per condurci infine all&#8217;Hotel Gletscher proprio di fronte all&#8217;imponente ghiacciaio del Piz Roseg.</p>
<p style="text-align: justify;">Da qui prendiamo a salire in direzione della Chamanna Tschierva, ben segnalata, uscendo prima dal fitto bosco di larici, abeti e cembri e proseguendo poi su terreno morenico, che conducono dopo 500 metri di dislivello al rifugio costituito di due corpi, uno più tradizionale in pietra e uno più moderno, cubiforme e dall&#8217;aspetto meno romantico. <a href="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/2.-Biancograt-Profilo-bianco.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-1988 alignright" src="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/2.-Biancograt-Profilo-bianco-300x225.jpg" alt="Profilo bianco" width="240" height="180" srcset="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/2.-Biancograt-Profilo-bianco-300x225.jpg 300w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/2.-Biancograt-Profilo-bianco-1024x768.jpg 1024w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/2.-Biancograt-Profilo-bianco-200x150.jpg 200w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/2.-Biancograt-Profilo-bianco.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 240px) 100vw, 240px" /></a>La mia attenzione tuttavia non viene catturata dal rifugio, né per la sua dubbia estetica e nemmeno per le sue promesse ristoratrici, ma dal profilo preciso, tagliente, inconfondibile del Piz Bernina, che mi ipnotizza obbligandomi a percorrere con lo sguardo la linea di salita del giorno dopo trasmettendomi un vago senso di vertigine. &#8220;Ecco, ci siamo!&#8221; penso con un pizzico di ansia &#8211; la prima dell&#8217;avventura &#8211; mentre riprendo il cammino.</p>
<p style="text-align: justify;">Giunti alla chamanna tra una birra e una sortita per foto alla Cresta Bianca, finalmente ci mettiamo a tavola per la cena ma, come già capitato alla Capanna Albigna, il pasto si riduce ad un brodino appena più consistente dell&#8217;acqua e un secondo di carne insapore. Carboidrati non pervenuti, cosa che mi proccupa non poco in vista del dispendio di energie previsto per il giorno seguente. Ad ogni modo i rifugi svizzeri ci confermano la propria pochezza culinaria.</p>
<p style="text-align: justify;">Poco dopo abbandoniamo gli spazi comuni e iniziamo le operazioni di accantomanento con l&#8217;obiettivo di coricarci per le 21:30 massimo. La sveglia generalmente prevista dagli scalatori del Bernina che intendono tornare a valle in giornata, raggiungendo la funivia del Diavolezza oppure direttamente a piedi per il ghiacciaio del Morterasch, e&#8217; infatti fissata intorno alle 2:30, con partenza prevista tra le 3 e le 3:30. Conoscendo i nostri limiti atletici e tecnici ma volendo anche prolungare il piu&#8217; possibile la nostra esperienza d&#8217;alta quota, avevamo pianificato una sosta intermedia al rifugio Marco e Rosa, che ci avrebbe consentito di partire con calma in fondo al gruppo e scalare i tratti piu&#8217; impegnativi senza la pressione delle cordate dietro di noi. La notte trascorre <a href="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/3.-Biancograt-Preparativi-della-salita.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class=" alignleft wp-image-1989" src="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/3.-Biancograt-Preparativi-della-salita-300x225.jpg" alt="Preparativi della salita" width="240" height="180" srcset="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/3.-Biancograt-Preparativi-della-salita-300x225.jpg 300w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/3.-Biancograt-Preparativi-della-salita-1024x768.jpg 1024w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/3.-Biancograt-Preparativi-della-salita-200x150.jpg 200w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/3.-Biancograt-Preparativi-della-salita.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 240px) 100vw, 240px" /></a>abbastanza tranquillamente tranne che per il Gilla, sempre un po&#8217; sofferente durante le notti in altura, ma quando la sveglia suona alle 3 noi siamo già operativi, a causa della fervente attivita&#8217; già messa in atto dagli altri scalatori. Con tutta calma ci vestiamo, facciamo colazione e iniziamo a prepararci per la salita, in controtendenza rispetto alla frenesia che ci circonda animata dallo sferragliare di ramponi, piccozze e moschettoni delle cordate che fanno a gara per terminare la vestizione e portarsi nelle prime posizioni della processione che inizia a serpeggiare lungo il buio sentiero.</p>
<p><a href="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/4.-Biancograt-Partenza-nella-notte.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-1990 " src="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/4.-Biancograt-Partenza-nella-notte-225x300.jpg" alt="Partenza nella notte" width="180" height="240" srcset="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/4.-Biancograt-Partenza-nella-notte-225x300.jpg 225w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/4.-Biancograt-Partenza-nella-notte-768x1024.jpg 768w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/4.-Biancograt-Partenza-nella-notte-200x267.jpg 200w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/4.-Biancograt-Partenza-nella-notte.jpg 900w" sizes="auto, (max-width: 180px) 100vw, 180px" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Intorno alle 4 e mezzo con la frontale accesa e una dozzina di innocui gradi sotto lo zero ci incamminiamo già distanti qualche centinaio di metri in linea d&#8217;aria dai penultimi, che scompaiono definitivamente alla nostra vista non appena giungiamo ai piedi del ripidissimo pendio ancora ben innevato che conduce alla Fuorcla Prievlusa. Mentre monto i ramponi, assicuro la corda e mi tranquillizzo al pensiero delle buone condizioni della neve, abbondante e consistente, mi si avvicina Fede, mio compagno di cordata, che con aria grave mi dice &#8220;Ce la facciamo, vero?&#8221; Non capivo bene perché me lo chiedesse; forse il freddo, forse il buio, forse il muro che ci si opponeva di fronte. Ma non avevo tempo per pensarci e, sfoderando il sorriso piu&#8217; rassicurante di cui ero capace, gli rispondo &#8220;Certo!&#8221; con voce squillante. Di episodi come questo sono piene le salite e si tende a torto a non darvi troppo peso. In realtà quando ci si sente &#8220;appesi ad un filo&#8221; durante l&#8217;attività alpinistica, non si puo&#8217; fare a meno di chiedersi chi o che cosa ci sia all&#8217;altro capo del filo. E se nelle scalate su roccia la corda è sempre legata alla parete e le preoccupazioni sono rivolte alla solidità e alla tenuta dei chiodi e delle soste, nell&#8217;alpinismo d&#8217;alta quota, quando il terreno non consente sempre ancoraggi fissi o buona roccia, ci si può affidare soltanto alla fiducia che si ripone nel compagno, che ha il compito di lasciare da parte l&#8217;obiettività per dedicarsi a mantenere vive le risorse mentali del socio. Risorse mentali che in questo tipo di attività sono altrettanto importanti di quelle fisiche o tecniche.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/5.-Biancograt-Muro-di-neve.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-1991 " src="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/5.-Biancograt-Muro-di-neve-225x300.jpg" alt="Muro di neve" width="180" height="240" srcset="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/5.-Biancograt-Muro-di-neve-225x300.jpg 225w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/5.-Biancograt-Muro-di-neve-768x1024.jpg 768w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/5.-Biancograt-Muro-di-neve-200x267.jpg 200w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/5.-Biancograt-Muro-di-neve.jpg 900w" sizes="auto, (max-width: 180px) 100vw, 180px" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Attacchiamo il muro di neve ancora in ombra sebbene il buio stia lasciando spazio al primo chiarore del giorno nel cielo orientale. Accumuliamo una discreta quantità di freddo su tutto il corpo arrampicando il ripido pendio ghiacciato sino a quando, finalmente, non guadagniamo la conca della Fuorcla Prievlusa dove, varcando il confine mai così netto tra la notte e il giorno, veniamo investiti da un ondata di luce e calore che ci travolge in modo improvviso, come se qualcuno avesse acceso l&#8217;interruttore della luce, e ci restituisce un bel po&#8217; di euforia e fiducia nelle nostre possibilità, alimentate anche dalla splendida vista che ci si apre davanti. <a href="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/7.-Biancograt-Vista-dalla-Fuorcla-Prievlusa.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-1993 " src="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/7.-Biancograt-Vista-dalla-Fuorcla-Prievlusa-300x225.jpg" alt="Vista dalla Fuorcla Prievlusa" width="240" height="180" srcset="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/7.-Biancograt-Vista-dalla-Fuorcla-Prievlusa-300x225.jpg 300w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/7.-Biancograt-Vista-dalla-Fuorcla-Prievlusa-1024x768.jpg 1024w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/7.-Biancograt-Vista-dalla-Fuorcla-Prievlusa-200x150.jpg 200w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/7.-Biancograt-Vista-dalla-Fuorcla-Prievlusa.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 240px) 100vw, 240px" /></a>Sono le 8 e mezzo del mattino e siamo in cammino da circa 4 ore quando raggiungiamo la Fuorcla a quota 3450 metri. Abbiamo messo alle spalle quasi due terzi del dislivello ma il restante terzo si dimostrerà decisamente il più impegnativo. Anche se tutte le relazioni sono concordi nel considerare il gendarme posto poco prima della vetta come il passaggio più ostico dal punto di vista alpinistico, i bastioni rocciosi a monte della Fuorcla Prievlusa, che oppongono passaggi fino al III grado in misto, oltre ad un certo impegno tecnico si dimostrano di non semplice lettura dal punto di vista dell’approccio.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/6.-Biancograt-Fuorcla-Prievlusa.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-1992 " src="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/6.-Biancograt-Fuorcla-Prievlusa-225x300.jpg" alt="Fuorcla Prievlusa" width="180" height="240" srcset="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/6.-Biancograt-Fuorcla-Prievlusa-225x300.jpg 225w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/6.-Biancograt-Fuorcla-Prievlusa-768x1024.jpg 768w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/6.-Biancograt-Fuorcla-Prievlusa-200x267.jpg 200w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/6.-Biancograt-Fuorcla-Prievlusa.jpg 900w" sizes="auto, (max-width: 180px) 100vw, 180px" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Infatti a seconda delle condizioni e della stagione è possibile trovare più o meno ghiaccio lungo i punti in ombra, e di conseguenza l&#8217;uso dei ramponi o della corda diventa scelta non prevedibile e molto personale. Condizionati dalla nostra inesperienza, decidiamo di tenere i ramponi costantemente ai piedi e di procedere assicurandoci con tiri di corda, cosa che rallenterà di parecchio la nostra progressione.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/8.-Parte-rocciosa.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-1994" src="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/8.-Parte-rocciosa-225x300.jpg" alt="Parte rocciosa" width="180" height="240" srcset="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/8.-Parte-rocciosa-225x300.jpg 225w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/8.-Parte-rocciosa-768x1024.jpg 768w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/8.-Parte-rocciosa-200x267.jpg 200w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/8.-Parte-rocciosa.jpg 900w" sizes="auto, (max-width: 180px) 100vw, 180px" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Superato il primo tratto, prendiamo un minimo di confidenza in più con il terreno e con le manovre. Ma quando ci sembra di aver preso un buon ritmo di salita, ecco comparire alle nostre spalle una cordata composta da una guida svizzera e dal suo cliente che in breve ci raggiunge e ci supera alla velocità della luce. La guida, che procede in conserva corta, mostra un&#8217;abilità nel gestire la corda, allungandola o accorciandola a seconda delle necessità, degna di quella di un ragno con la sua tela. Ricordo bene che quei pochi minuti spesi ad osservarlo attentamente, sono valsi come ore di corso CAI o studio sui manuali. Dopo l&#8217;impietoso sorpasso, ci rendiamo conto di procedere piuttosto lentamente, zavorrati da manovre poco fluide e dai non pochi passaggi impegnativi su roccia nuda e verticale sui quali lasciamo parecchi minuti nel tentativo di indovinare gli appoggi adatti a sostenere le punte dei nostri ramponi. Tuttavia dopo poche decine di minuti riusciamo a uscire dal tratto roccioso e giungere all&#8217;inizio della cresta nevosa, il tratto più celebre della salita.</p>
<p style="text-align: justify;"><a title="Biancograt, la scala del cielo" href="http://www.flickr.com/photos/42896190@N07/6003420756/" target="_blank"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft" title="Biancograt, la scala del cielo" src="http://farm7.staticflickr.com/6132/6003420756_34d898e6b4_n.jpg" alt="Biancograt, la scala del cielo" width="221" height="320" /></a>Il sole caldo e l&#8217;elegante profilo della Biancograt che ci si è posto di fronte ci sottraggono all&#8217;ansia del tempo e dell&#8217;altitudine e ci regalano qualche minuto di euforia mentre cerchiamo di ricaricare le batterie con qualche barretta energetica. Mentre sono intento ad osservare come ipnotizzato l&#8217;imponente cresta immaginandola il dorso di un enorme animale affetto da una grave forma di scogliosi, vengo scosso dal perentorio &#8220;Noi iniziamo ad andare!&#8221; con cui il Gilla si congeda dal banchetto assieme al socio Liuk. Poco dopo anche io e Fede ci mettiamo in marcia, lungo il filo della cresta che in realtà non termina sulla cima del Piz Bernina ma su quella del suo compagno di altezze, il Pizzo Bianco, che con i suoi 3995 metri è rimasto alla porta del prestigioso club dei 4000, e forse proprio per questo derubato della giusta popolarità. Raggiungiamo abbastanza rapidamente il tratto più pendente, sul quale i nostri passi si fanno via via sempre più lenti e pesanti, sicuramente per gli effetti dell&#8217;altitudine che inizia ad affannare il nostro respiro, ma forse anche per via del subconscio timore di svegliare il gigante, di lacerargli il bianco manto; timore acuito dalle impressionanti pareti che precipitano per centinaia di metri su entrambi i lati. Mi giro a cercare lo sguardo di Fede, che mi sorride estasiato dall&#8217;amena bellezza che ci circonda: la ricompensa più grande a tanta fatica.</p>
<p style="text-align: justify;">Un&#8217;ora più tardi le pendenze si attenuano e l&#8217;altimetro segnala quota 3950 metri. &#8220;Ci siamo&#8221; mi dico, mentre spingiamo i nostri passi su un tratto di cresta che piega a sinistra impedendoci di vedere oltre qualche decina di metri. Quando oltrepassiamo la curva vediamo il Gilla e Liuk che guardano perplessi davanti a sé, una vertiginosa parete di roccia ghiaccio sulla nostra sinistra e la cima del Bernina, separata da una cresta rocciosa, lunga come un rosario e affilata come la spada di Goemon. <a title="Sul filo del rasoio" href="http://www.flickr.com/photos/42896190@N07/6002877491/" target="_blank"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright" title="Sul filo del rasoio" src="http://farm7.staticflickr.com/6142/6002877491_5d41e2f2ab_n.jpg" alt="Sul filo del rasoio" width="221" height="320" /></a><br />
Ricordo ancora bene lo scoramento e la delusione dopo essermi reso conto che avremmo trovato ancora molto pane duro per le nostre mascelle ormai indolenzite. Era appena passato mezzogiorno, e forse anche il tempo iniziava a farsi breve. I primi metri ci danno subito il benvenuto: misto roccia e ghiaccio, in discesa, massi probabilmente non molto stabili, vuoto sotto i nostri ramponi. I nervi sono subito messi a dura prova su quella che credo che sia la parte più impegnativa dell&#8217;intera scalata.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/9.-Sulla-cresta-finale.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-1995 " src="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/9.-Sulla-cresta-finale-225x300.jpg" alt="Sulla cresta finale" width="180" height="240" srcset="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/9.-Sulla-cresta-finale-225x300.jpg 225w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/9.-Sulla-cresta-finale-768x1024.jpg 768w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/9.-Sulla-cresta-finale-200x267.jpg 200w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/9.-Sulla-cresta-finale.jpg 900w" sizes="auto, (max-width: 180px) 100vw, 180px" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Torniamo ad avanzare lentamente in conserva corta, cercando di assicurarci dove possiamo, sfruttando la morfologia della cresta e integrando con protezioni veloci. Un&#8217;ultimo tratto di neve compatta conduce ad un anello di calata che utilizziamo per portarci ai piedi del temuto sperone roccioso posto a guardia della vetta noto come &#8220;gendarme&#8221;, l&#8217;ultimo vero ostacolo prima della cima. Le relazioni che si trovano in rete suggeriscono due differenti approcci alla scalata del gendarme: la prima consiste nel salire un primo facile tratto per poi aggirare orizzontalmente il torrione, evitando così il tratto più verticale e tecnico. Date le ottime condizioni di innevamento, noi abbiamo scelto invece di salite il tratto ripido, anche per la presenza di un paio di chiodi, che rendono l&#8217;ascesa di questo tratto più impegnativa ma anche più sicura. Proprio per questa ragione ho trovato meno difficoltosa e anche più entusiasmante l&#8217;ascesa del gendarme rispetto al tratto precedente. <a href="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/10.-Il-gendarme.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-1996 " src="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/10.-Il-gendarme-225x300.jpg" alt="Il gendarme" width="179" height="239" srcset="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/10.-Il-gendarme-225x300.jpg 225w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/10.-Il-gendarme-768x1024.jpg 768w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/10.-Il-gendarme-200x267.jpg 200w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/10.-Il-gendarme.jpg 900w" sizes="auto, (max-width: 179px) 100vw, 179px" /></a>Una volta in cima al gendarme, sfruttiamo l&#8217;anello in loco per una veloce calata, prima di superare l&#8217;ultima ripida rampa che conduce infine sull&#8217;agognata vetta del Piz Bernina.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/11.-In-vetta.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-1997" src="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/11.-In-vetta-300x225.jpg" alt="In vetta" width="240" height="180" srcset="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/11.-In-vetta-300x225.jpg 300w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/11.-In-vetta-1024x768.jpg 1024w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/11.-In-vetta-200x150.jpg 200w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/11.-In-vetta.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 240px) 100vw, 240px" /></a>Ho bene impressa nella mente e nel cuore, le sensazioni di quell&#8217;arrivo, che tuttora ha un sapore diverso da ogni altro arrivo, precedente e seguente. Non sensazioni di bravura, anche perché stavamo mantenendo una tempistica quasi imbarazzante per alpinisti che vogliono definirsi tali, ma sensazioni di aver vinto una scommessa con se stessi, a pensarci bene anche un po&#8217; azzardata considerata l&#8217;inesperienza<span style="color: #000000;">. </span>Mi sono sorpreso a pensare di aver perso un pezzo ad ogni passo della lunga salita: fatiche, preoccupazioni, paure, ruggini, ansie, fino a giungere alla vetta leggero e liberato, un po&#8217; più simile a me stesso. Ho passato molto tempo ad ammirare il panorama circostante, fatto di giochi di luci ed ombre proiettate sulle vette circostanti e a spingere lo sguardo fino a dove questo poteva arrivare, per poter imprimere nella mentre un ricordo quanto più indelebile possibile.</p>
<p><a href="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/12.-Panorama-dalla-vetta.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-1998 " src="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/12.-Panorama-dalla-vetta-300x225.jpg" alt="Panorama dalla vetta" width="240" height="180" srcset="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/12.-Panorama-dalla-vetta-300x225.jpg 300w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/12.-Panorama-dalla-vetta-1024x768.jpg 1024w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/12.-Panorama-dalla-vetta-200x150.jpg 200w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/12.-Panorama-dalla-vetta.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 240px) 100vw, 240px" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo qualche foto di rito, verso le quattro del pomeriggio, iniziamo la discesa cappeggiata come sempre da Gilla e Liuk. Quando anche io e Fede ci rimettiamo in moto, vediamo la cordata gemella iniziare la traversata della sottile cresta che divide la cima svizzera, la più alta, dalla cima italiana, anch&#8217;essa decisamente spettacolare ma più semplice di quella tesa tra Pizzo Bianco e Bernina. Oltre la cresta torniamo in territorio patrio e seguendo il profilo ben innevato della montagna, giungiamo all&#8217;ultimo anello di calata della lunga giornata, che ci consegna al placido ghiacciaio del versante italiano, che percorriamo con le gambe pesanti ma la mente finalmente rilassata fino al Rifugio Marco e Rosa, 3600 metri di altitudine, meta intermedia del nostro giro.<a href="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/13.-La-cresta-di-confine.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-1999" src="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/13.-La-cresta-di-confine-225x300.jpg" alt="La cresta di confine" width="180" height="240" srcset="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/13.-La-cresta-di-confine-225x300.jpg 225w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/13.-La-cresta-di-confine-768x1024.jpg 768w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/13.-La-cresta-di-confine-200x267.jpg 200w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/13.-La-cresta-di-confine.jpg 900w" sizes="auto, (max-width: 180px) 100vw, 180px" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Poco prima delle sei mettiamo piede nell&#8217;edificio principale del rifugio, ma il nostro baldanzoso entusiasmo è immediatamente spento dal &#8220;Bianco&#8221;, al secolo Giancarlo Lenatti, il rifugista, il quale ci annuncia che la nostra confortevole e calda camera, prenotata ben tre settimane prima, è stata ceduta a chi prima si è accomodato, e che a noi non è rimasto altro che prendere posto nel gelido e inospitale locale invernale. Un po&#8217; come essere rispediti all&#8217;inferno dopo aver messo piede in paradiso&#8230; ma questa rimane l&#8217;unica nota stonata, di sapore squisitamente italiano, di un esperienza per il resto memorabile. Naturalmente trascorriamo più tempo possibile nell&#8217;edificio principale, birretta alla mano, studiando la traccia per l&#8217;indomani, con l&#8217;aiuto della fida Kompass e di Nicolas, la guida svizzera che ci aveva superato qualche ora prima, che ci offre generosamente qualche utile dritta. Per giungere alla funivia del Diavolezza evitando il crepacciatissimo ghiacciaio del Morterasch, saremmo infatti risaliti fino ai piedi della catena montuosa formata dai Pizzi Zupò e Argient, e rimasti in quota costeggiando i Bellavista per poi iniziare la discesa in direzione del salto roccioso denominato la Fortezza, il punto alpinisticamente più impegnativo della giornata. La stanchezza intanto inizia a prendere il sopravvento e così, dopo una cena sicuramente più dignitosa di quella della sera precedente, andiamo a coricarci nella ghiacciaia, dove trascorriamo la notte più svegli che addormentati.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/14.-Sotto-i-Bellavista.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-2000 " src="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/14.-Sotto-i-Bellavista-300x225.jpg" alt="Sotto i Bellavista" width="240" height="180" srcset="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/14.-Sotto-i-Bellavista-300x225.jpg 300w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/14.-Sotto-i-Bellavista-1024x768.jpg 1024w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/14.-Sotto-i-Bellavista-200x150.jpg 200w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/14.-Sotto-i-Bellavista.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 240px) 100vw, 240px" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il giorno dopo con tutta calma, ci rimettiamo in cammino seguendo l&#8217;evidente traccia che, serpeggiando tra profondi crepacci, aggira la Cresta Aguzza e prende quota sino a costeggiare il maestoso anfiteatro glaciale delle Alpi Retiche. Il sole già alto ci scalda i volti, e la sua luce rimbalzando sul ghiaccio cristallino sembra esplodere come fuochi d&#8217;artificio. Dopo l&#8217;impegno del giorno precedente questo pacifico tratto permette di godersi appieno lo straordinario ambiente circostante. Seguendo la netta traccia compiere un&#8217;ampia parabola verso sinistra, iniziamo a ridiscendere sino a quando ci ritroviamo di fonte ad un enorme segmento di roccia affiorante dal ghiacciaio, la Fortezza, che approcciamo con circospezione. Quando le pendenze si fanno decisamente impegnative ecco comparire un anello di calata che ci consente di scendere ad una cengia dalla quale una parete rocciosa quasi verticale precipita sul ghiaccio sottostante. Notiamo un anello di calata dietro a una roccia, ma ci rendiamo conto che una sola calata non sarebbe sufficiente per giungere fino ai piedi della parete. Rompo gli indugi iniziando la discesa cercando attentamente la prensenza di altri anelli, ma purtroppo non ne trovo alcuno fino a dove riesco ad arrivare. Non ho più corda per scendere in doppia e così mi lego ad uno dei capi e chiedo ai soci di calarmi di peso fino alla crepacciata terminale. Cercando meglio più a destra gli altri riescono a scorgere l&#8217;anello intermedio, necessario per poter effettuare le manovre di calata.</p>
<p style="text-align: justify;">Una volta rimessi i piedi sul ghiaccio, riprendiamo la traccia che ci conduce, attraverso una piana costellata di crepacci, alla roccia sulla quale è posto l&#8217;arrivo della funivia del Diavolezza. Questo sperone, una volta appena fuori dal ghiacciaio, oggi si erge a ben 350 metri dalla piana: un dislivello che copriamo con le gambe di legno maledicendo i nefasti effetti del riscaldamento globale. Dopo aver consegnato alla montagna le ultime stille di sudore raggiungiamo la funivia che dopo una breve attesa ci riporta a fondovalle, sani, salvi ma stravolti.</p>
<p><a href="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/15.-Con-dietro-la-BiancogratJPG.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-2001 " src="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/15.-Con-dietro-la-BiancogratJPG-300x225.jpg" alt="Con dietro la Biancograt" width="240" height="180" srcset="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/15.-Con-dietro-la-BiancogratJPG-300x225.jpg 300w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/15.-Con-dietro-la-BiancogratJPG-1024x768.jpg 1024w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/15.-Con-dietro-la-BiancogratJPG-200x150.jpg 200w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/04/15.-Con-dietro-la-BiancogratJPG.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 240px) 100vw, 240px" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; passato qualche anno ormai dalla scalata del Bernina ma il suo ricordo è ancora molto nitido persino in molti dettagli, segno che l&#8217;esperienza è stata veramente significativa. D&#8217;altra parte dopo quella salita non siamo certamente diventati bravi alpinisti anche perché purtroppo negli anni successivi non abbiamo avuto o non ci siamo cercati occasioni per tenere allenata la nostra &#8220;abilità&#8221;. Penso che se dovessi ripetere una salita del genere mi toccherebbe affrontare le stesse difficoltà di allora. Ma una cosa credo di aver imparato bene da questa esperienza: la necessità di affrontare le sfide più impegnative con i compagni giusti. Per scalare i Bernina non occorre essere forti, né scalare con quelli più forti: basta scalare con quelli in cui si ripone piena fiducia. Accanto a loro si diventa automaticamente più forti.</p>
<h3>Note logistiche</h3>
<p><strong><em>Val Roseg &#8211; Chamanna Tschierva:</em></strong></p>
<ul>
<li>Dislivello                            550 m</li>
<li>Tempo di percorrenza       1h 45&#8242;</li>
<li>Difficoltà                             E (escursionistica)</li>
</ul>
<p><strong><em>Chamanna Tschierva &#8211; Vetta del Bernina &#8211; Rifugio Marco e Rosa</em></strong></p>
<ul>
<li>Dislivello:                           +1500 m alla vetta  -400 m al Marco e Rosa</li>
<li>Tempo di percorrenza:       7 &#8211; 9h sino alla vetta del Bernina + 2h dalla vetta al Marco e Rosa.</li>
<li>Difficoltà                             D- (Grado roccia: IV- roccia &#8211; Pendenza ghiaccio: 45°)</li>
</ul>
<p><strong><em>Rifugio Marco e Rosa &#8211; Diavolezza</em></strong></p>
<ul>
<li>Dislivello:                            ~400 m</li>
<li>Tempo di percorrenza        ~2h</li>
<li>Difficoltà                             PD</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Mappa</em></strong></p>
<p><iframe loading="lazy" width="650" height="500" src="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/plugins/pdf-viewer-for-wordpress/web/viewer-shortcode.php?file=https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2014/12/Mappa-gruppo-Bernina.pdf&download=true&print=true&fullscreen=true&share=false&zoom=true&open=true&logo=true&pagenav=true&find=true#locale=en-US"></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Link utili </em></strong></p>
<p><a href="http://www.pontresina.ch/it/estate/tempo-libero/escursioni/carrozze-trainate-da-cavalli.html" target="_blank">http://www.pontresina.ch/it/estate/tempo-libero/escursioni/carrozze-trainate-da-cavalli.html</a></p>
<p><a href="http://www.tschierva.ch" target="_blank">http://www.tschierva.ch</a></p>
<p><a href="http://www.rifugi.lombardia.it/sondrio/lanzada/rifugio-marco-e-rosa.html" target="_blank">http://www.rifugi.lombardia.it/sondrio/lanzada/rifugio-marco-e-rosa.html</a></p>
<p><a href="http://www.engadin.stmoritz.ch/winter/it/attivita/sport/sci-snowboard/diavolezza-sciare/orario-diavolezza-inverno/">http://www.engadin.stmoritz.ch/winter/it/attivita/sport/sci-snowboard/diavolezza-sciare/orario-diavolezza-inverno/</a></p>
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		<title>Capodanno in rifugio</title>
		<link>https://www.ilgiardinetto47.it/capodanno-rifugio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mazzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Jan 2015 22:05:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[Casera Veccchia di Varrone]]></category>
		<category><![CDATA[Pizzo dei Tre Signori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Capodanno 2015. Diaspora del Giardinetto. Diciamolo pure: ci eravamo abituati bene. Da qualche anno una costola più o meno numerosa del Giardinetto si era ritagliata un tempo a cavallo di capodanno e un luogo con neve per festeggiare assieme. Quest&#8217;anno però, per una ragione o per l&#8217;altra, questo bel proposito è sfumato e ognuno ha [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Capodanno 2015. Diaspora del Giardinetto.</p>
<p>Diciamolo pure: ci eravamo abituati bene. Da qualche anno una costola più o meno numerosa del Giardinetto si era ritagliata un tempo a cavallo di capodanno e un luogo con neve per festeggiare assieme. Quest&#8217;anno però, per una ragione o per l&#8217;altra, questo bel proposito è sfumato e ognuno ha preso strade diverse&#8230;</p>
<p>E così io e Sara, forse non proprio in un momento di grande lucidità, abbiamo partorito un&#8217;idea geniale: capodanno in un bivacco!! Cioè, proprio un bivacco: non gestito, ma magari attrezzato con almeno una stufetta, giusto per gustare in un ambiente vivibile il prelibato risottino in busta cucinato su fornelletto a gas. Il problema stava nel fatto che la mattina avremmo lavorato entrambi, e non avremmo avuto a disposizione abbastanza tempo per raggiungere mete affidabili, tipo il bivacco Cecchini allo Spluga o il Cederna in Val Fontana. Così abbiamo ristretto la ricerca ai bivacchi del &#8220;nostro&#8221; lecchese, ma alla fine non siamo riusciti a trovarne neanche uno in grazia di dio. Prima di gettare la spugna, però, ci siamo rivolti a San Google, nella speranza che ci facesse la grazia, e… ecco apparire come una stella cometa il segno che cercavamo: un cenone di capodanno con pernotto al rifugio Casera Vecchia di Varrone! Chiamiamo il 29 e lo troviamo sold out, ma Antonella, la rifugista, ci dice che una coppia deve ancora dare conferma, lasciandoci appesi ad una piccola speranza. Il giorno dopo la speranza si concretizza e così ci prepariamo all&#8217;agognato capodanno montano.</p>
<p>Il 31 ci mettiamo in viaggio verso le due e un quarto alla volta di Premana che raggiungiamo dopo un&#8217;ora e mezza scarsa di macchina. Il tempo è incerto, ma non è un grosso problema: l&#8217;avvicinamento al rifugio dovrà durare il meno possibile senza la possibilita&#8217; di guardarci troppo in giro. Lasciamo l&#8217;auto in centro, al parcheggino della Coop, che si offre gentilmente agli escursionisti nei gironi festivi. Scendiamo le scale seguendo le indicazioni di un inequivocabile cartello segnaletico e ci dirigiamo verso il piccolo nucleo abitativo di Gebbio, a partire dal quale ci mettiamo in cammino verso il rifugio. Sono le quattro passate e la luce inizia già ad affievolirsi. Il sentiero che percorriamo e&#8217; in realtà una larga mulattiera, denominata &#8220;Via del ferro&#8221;, riadattata nel XIX secolo dagli Asburgo a partire da un&#8217;antica via di comunicazione di epoca pre-romana, per sfruttare i ricchi giacimenti di ferro della Val Varrone.</p>
<p><a href="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/01/7.-Alpe-Forni.jpg" target="_blank"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-1716" src="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/01/7.-Alpe-Forni-300x200.jpg" alt="Alpe Forni" width="350" height="233" srcset="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/01/7.-Alpe-Forni-300x200.jpg 300w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/01/7.-Alpe-Forni-200x133.jpg 200w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/01/7.-Alpe-Forni.jpg 900w" sizes="auto, (max-width: 350px) 100vw, 350px" /></a>Dopo poco arriviamo all&#8217;alpe Forni, un villaggio di vecchie baite, sviluppatosi sotto l&#8217;impulso dell&#8217;industria metallurgica. Sebbene le miniere siano ormai abbandonate da più di un secolo, alcune abitazioni sono state ristrutturate di recente, segno di una vitalità che resiste al di là delle ragioni dell&#8217;economia e delle leggi della moderna comodità. Ci fermiamo brevemente per un sorso di te caldo e ripartiamo alla volta del rifugio. Luce e calore ci hanno lasciati al nostro cammino quando entriamo nel bosco di larici in corrispondenza dell&#8217;alpe Vegessa, oltre il quale proseguiamo in piano per un lungo tratto prima dei tornanti finali che conducono alla conca del rifugio.</p>
<p>Sono le sei e mezza circa, e pensiamo di essere in ritardo per il cenone, ma appena varcata la soglia dell&#8217;accogliente rifugio, ci accorgiamo che un&#8217;altra coppia di ragazzi ci ha preceduto di poco. Subito veniamo &#8220;presi in consegna&#8221; da Antonella che ci conduce nella depandance a fianco dell&#8217;edificio principale, dove ci sistemiamo in una stanzetta con solo il nostro letto a castello. Nella camerata di fianco, più grande e già occupata, troviamo una stufa crepitante, vicino alla quale disponiamo i vestiti madidi del sudore della salita. Proviamo anche a darci una rinfrescata sfruttando il lavello del bagno, ma abbiamo non poche difficoltà a gestire la temperatura dell&#8217;acqua, troppo&#8230; calda!!! Paradossale, considerando i -10 gradi esterni.</p>
<p><a href="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/01/1.Cenone.jpg" target="_blank"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-1700" src="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/01/1.Cenone-300x200.jpg" alt="Capodanno 2015 - Cenone" width="350" height="233" srcset="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/01/1.Cenone-300x200.jpg 300w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/01/1.Cenone-200x133.jpg 200w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/01/1.Cenone.jpg 900w" sizes="auto, (max-width: 350px) 100vw, 350px" /></a></p>
<p>Finalmente, in condizioni di minima decenza igienica, ci trasferiamo nell&#8217;edificio centrale del rifugio, dove conosciamo gli altri commensali. Tiriamo un  sospiro di sollievo nel vedere che la quasi totalità dei presenti sono  ragazzi fra i 30 e i 40 anni: già ci immaginavamo ad un tavolo di vecchi lupi di montagna a cantare canzonacce mezzi ubriachi&#8230; che poi non è neanche cosi male, ma sarà per la prosssima gita! Così finiamo al tavolo con altre simpatiche coppie: Alice &amp; Jonhatan, Martina &amp; Riccardo, Ilaria &amp; Enrico, con i quali si crea subito un clima di convivialità, favorito dall&#8217;ottima cena, servita dall&#8217;affiatato team del rifugio, e da una sintonia di caratteri e ravvivata tra primo e secondo da un partitone a Tabù, che immette adrenalina fresca fresca nelle nostre stanche membra. Anche le altre tavolate sembrano divertirsi molto, contribuendo a rendere allegramente chiassosa la sala. L&#8217;unica punta di malinconia e&#8217; rappresentata dal piccolo altare domestico posto sopra il caminetto a ricordo di Angelo, lo storico ex rifugista, partito qualche anno fa per l&#8217;ultima salita. La serata scorre leggera e briosa fino alla presunta mezzanotte, il momento di passaggio; dopo qualche  brindisi e una fetta di panettone, io e Sara salutiamo e ringraziamo per la lieta compagnia. Per il giorno dopo avevamo infatti un proposito ambizioso e forse un po&#8217; masochista: sveglia prima dell&#8217;alba e salita al Pizzo dei Tre Signori ! Cosi&#8217; trasciniamo la nostra stanchezza fino alla depandance, a cui nel frattempo era mancato il fondamentale contributo della stufa e ci corichiamo infreddoliti.</p>
<p>Il nostro capodannno inizia molto presto: cinque e un quarto sveglia, colazione, che Antonella ci ha approntato in sala pranzo e partenza un&#8217;ora più tardi, ramponi ai piedi e frontale accesa. Ci immergiamo in un buio in lotta con luna e stelle, in direzione dell&#8217;evidente sentiero che conduce al rifugio FALC, in un silenzio totale. Il cammino procede ritmato per i comodi tornanti sino a che la larga carrareccia ritorna un sentiero: da qui in poi la coltre di neve iniza a inspessirsi, costringendoci ad un notevole supplemento di fatica. Quando raggiungiamo il FALC però, lo sforzo della salita viene generosamente ricompensato dalla prima alba dell&#8217;anno che colora il cielo occidentale di sfumature calde e illumina le cime innevate dell&#8217;alta Val Varrone.</p>
<p><a href="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/01/2.Alba1_.jpg" target="_blank"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-1701" src="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/01/2.Alba1_-300x199.jpg" alt="Capodanno 2015 - 2.Alba1" width="350" height="233" srcset="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/01/2.Alba1_-300x199.jpg 300w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/01/2.Alba1_-200x133.jpg 200w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/01/2.Alba1_.jpg 900w" sizes="auto, (max-width: 350px) 100vw, 350px" /></a> <a href="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/01/3.ALba3_.jpg" target="_blank"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-1702" src="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/01/3.ALba3_-300x200.jpg" alt="Capodanno 2015 - 3.Alba2" width="350" height="233" srcset="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/01/3.ALba3_-300x200.jpg 300w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/01/3.ALba3_-200x133.jpg 200w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/01/3.ALba3_.jpg 900w" sizes="auto, (max-width: 350px) 100vw, 350px" /></a></p>
<p>Dopo qualche attimo di indecisione decidiamo di proseguire la salita, incoraggiati da un cielo senza nuvole e dai primi raggi di sole.</p>
<p><a href="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/01/5.Verso-il-PIzzo.jpg" target="_blank"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-1714" src="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/01/5.Verso-il-PIzzo-300x199.jpg" alt="Verso il Pizzo" width="350" height="233" srcset="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/01/5.Verso-il-PIzzo-300x199.jpg 300w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/01/5.Verso-il-PIzzo-200x133.jpg 200w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/01/5.Verso-il-PIzzo.jpg 900w" sizes="auto, (max-width: 350px) 100vw, 350px" /></a>Dopo i primi metri di neve soffice, appena sopra il rifugio, traversiamo in orizzontale un pendio ripidissimo con il provvido aiuto delle piccozze appena sguainate. Sotto lo sguardo imponente e severo del Pizzo di Trona, giungiamo ad uno sperone roccioso che aggiriamo a destra, portandoci sugli ampi pendii che conducono al Pizzo dei Tre Signori. La salita si rivela lunga, più di quanto ci aspettassimo, ma passo dopo passo, pendio dopo pendio, arriviamo in vista della croce di vetta, solcando la neve morbida e asciutta inframmezzata da lembi di neve più ventata e dura, che ci fanno respirare un po&#8217;.</p>
<p><a href="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/01/6.-In-vetta-al-Pizzo.jpg" target="_blank"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-1715" src="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/01/6.-In-vetta-al-Pizzo-200x300.jpg" alt="In vetta al Pizzo" width="233" height="350" srcset="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/01/6.-In-vetta-al-Pizzo-200x300.jpg 200w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/01/6.-In-vetta-al-Pizzo.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 233px) 100vw, 233px" /></a>Finalmente dopo un ultimo ripido tratto, raggiugiamo la cima del Pizzo dei Tre Signori, punto di convergenza delle province di Lecco, Bergamo e Sondrio, inondata di sole. La giornata è magnifica, l&#8217;aria tersa. Rimaniamo qualche minuto a godere dello sconfinato panorama, che abbaccia buona parte dell&#8217;arco alpino e concede fantastici primi piani sulle numerose cime delle prealpi lecchesi e orobiche, Grigne e Resegone su tutte. Improvvisamente avvertiamo dei rumori alle nostre spalle che presto si rivelano i rapidi passi di un ragazzino in tutina che, con scarpe da corsa e senza ramponi, ci raggiunge in cima, fresco come una rosa sentenziando soddisfatto &#8220;due ore e trenta&#8221;, il tempo impiegato per raggiungere il Pizzo da Valtorta, 1500 metri piu&#8217; in basso sul versante bergamasco. Dopo qualche foto di rito prendiamo la via del ritorno, seguendo fedelmente le nostre tracce, che ci ricordano ad ogni passo la fatica della salita. In breve siamo al traverso, che ripercorriamo con piu&#8217; attenzione per via della neve che nel corso delle ore si è ammorbidita e quindi al rifugio FALC, dove incontriamo i nostri commensali della sera prima. Giungiamo al Casera Vecchia giusto giusto per mangiare un boccone, salutare Antonella, a cui annunciamo orgogliosi di aver raggiunto il Pizzo, e recuperare il nostro materiale, prima di ridiscendere a Premana.</p>
<p>Il 2015 sarà anno di grandi sfide, ma se il buongiorno si vede dal mattino, credo proprio che potremo affrontarlo con un sano ottimismo!</p>
<p>&nbsp;</p>
<h5>Note logistiche:</h5>
<p><span style="font-size: 10pt;">L&#8217;itinenario per arrivare al rifugio e&#8217; ottimamente dettagliato sull&#8217;affidabilissimo sito Diska: <a href="http://www.diska.it/rifcaseravv.asp" target="_blank">Rifugio Casera Vecchia di Varrone</a></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt;">Qui sotto potete trovare il percorso da Premana al rifugio Casera Vecchia di Varrone su iframe interattivo di Google Earth</span></p>
<p><iframe loading="lazy" src="http://www.nearby.org.uk/google/fake-kmlgadget.html?kml_url=http%3A%2F%2Fwww.ilgiardinetto47.it%2Fwp-content%2Fuploads%2F2015%2F01%2Fcasera.kmz&amp;view_mode=earth&amp;lat=&amp;lng=&amp;zoom=&amp;earth_sphere=earth&amp;maps_default_type=map" width="700" height="500" scrolling="auto"></iframe></p>
<p><span style="font-size: 10pt;">Cartina Kompass della zona (Pizzo dei Tre Signori compreso):</span></p>
<p><a href="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/01/Valvarrone-kompass.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-1731 " src="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/01/Valvarrone-kompass.jpg" alt="Valvarrone-kompass" width="700" height="380" srcset="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/01/Valvarrone-kompass.jpg 902w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/01/Valvarrone-kompass-300x163.jpg 300w, https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2015/01/Valvarrone-kompass-200x109.jpg 200w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
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		<title>Calendario Canzi 2015</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mazzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Nov 2014 17:53:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci siamo: dopo anni di trepidante attesa, il Calendario Canzi vede finalmente la luce. La risposta del Giardinetto al calendario Pirelli e&#8217; oggi a disposizione gratuita di tutti nella prima (e probabilmente unica) edizione. Potete visualizzarlo e scaricarlo in alta qualità (20 Mb ca.) direttamente dal viewer qui sotto: &#160; Buon 2015 a tutti!! &#160; &#160;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ci siamo: dopo anni di trepidante attesa, il Calendario Canzi vede finalmente la luce.<br />
La risposta del Giardinetto al calendario Pirelli e&#8217; oggi a disposizione gratuita di tutti nella prima (e probabilmente unica) edizione.</p>
<p>Potete visualizzarlo e scaricarlo in alta qualità (20 Mb ca.) direttamente dal viewer qui sotto:</p>
<p><iframe loading="lazy" width="650" height="520" src="https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/plugins/pdf-viewer-for-wordpress/web/viewer-shortcode.php?file=https://www.ilgiardinetto47.it/wp-content/uploads/2014/11/Calendario-Canzi-2015.pdf&download=true&print=true&fullscreen=true&share=false&zoom=true&open=true&logo=true&pagenav=true&find=true#locale=en-US"></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Buon 2015 a tutti!!</p>
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