Alle sorgenti del Calippo

Scena di apertura. La spedizione guidata da Lope de Aguirre, il furore di Dio, si apre la strada lungo la foresta amazzonica alla ricerca del mitico Eldorado. E’ una discesa agli inferi più che un’ascensione benedetta dal Signore, e se non torneranno entro una settimana la spedizione sarà considerata persa.

Noi meno ambiziosi e pugnaci, scopriamo che Eldorado non è solo patria del perverso e appiccicaticcio Calippo.

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Scena seconda. Due fratelli svizzeri, il lungo e il corto, girano l’angolo dietro casa e si trovano immersi in un fiume di granito dai colori pastello. Si armano dell’inseparabile hilti, così inaugurando il loro parco giochi ed una carriera ancora non terminata da operai dell’arrampicata moderna. D’obbligo informarsi sulle regole d’ingaggio per le loro vie prima maniera: la loro auto nelle zone attorno Grimsel ha lasciato meno segni delle nostre sgommate.

Scena terza. Il materassino gonfiabile su prato fa subito rimpiangere il memory foam di casa e tra una giravolta e l’altra i dubbi un pò la fanno da padrone. C’era bisogno di spingersi a questo per cercare la ritrovata gioia di arrampicare? Si, è necessario. Serve una terapia d’urto.

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Scena quarta. Inizia il viaggio delirante e la finzione si fonde alla realtà. I due componenti della spedizione affermano la loro ribellione all’obbligo di conquista della cima a tutti i costi e indicono un processo-farsa per sbarazzarsi dei propri timori reverenziali: il nuovo “conquistador” decide una pena minima di 3 tiri oltre i quali sarà lecito ritirarsi. Nella salita il duo incontra selvaggi di ogni origine, cannibali del granito, bipedi in posizione eretta sulle placche laddove noi ci incurviamo per far presa con gli zoccoli.

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Più sopra la zattera ormai alla deriva è affiancata da due indios che pagaiano senza respiro da dulfer in dulfer; abbozziamo loro un «we are from Milan», ci scrutano forse ci credono i “figli del sole” viste le temperature torride che mai ci saremmo aspettati qui. Sorella Giulia offre loro il verbo divino dicendo che per motivi geografici e credo religioso non siamo molto avvezzi alla ‘friction’: «Convertire questi selvaggi al calcare sarà davvero un compito arduo».

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Scena quinta. La navigazione prosegue lenta mentre ci si concede banchetti a base di frutta esotica; ormai non c’è più acqua, i due conquistadores hanno la febbre e iniziano ad avere allucinazioni. Sorella Giulia fa un discorso in cui dà chiari segni di squilibrio mentale.

«Guarda quello lassù prima della sosta … si vede il traverso è liscissimo, farò il pendolo del secolo» e intanto domina frustando con maestria le mezze corde insegnando loro chi comanda.

«Quando regnerò questa terra farò scomparire queste fessure e ‘sto granito di m….! Avremo uno stile d’arrampicata puro»

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Lauteraarhorn (a dx in secondo piano) e Finsteraarhorn (da NNE, a sx parziale sullo sfondo)

Scena sesta (e ultima). Uno a uno (due) i componenti vengono catturati dal gruppo di indios inseguitori, finora sempre invisibili. Per ultima viene straziata la corda e la zattera viene invasa dalle zanzare: i due, sopravvissuti ma ormai completamente folli gridano ad una di esse la propria illusione di conquista.

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«Cazzarola, avercelo avuto un bel Calippo …»

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